MESTRE - «È stata una provocazione pianificata. Abbiamo presentato denuncia alla polizia a nome della nostra comunità e dei devoti colpiti da questa istigazione e da questo attacco». Arif Mahmud, l'imam del centro culturale Ittihad di via Piave già noto per i suoi interventi integralisti sul suo profilo Facebook, ma venerdì vittima assieme alla comunità di fedeli che pregavano al parco del Piraghetto del blitz del blogger Simone Carabella, ha annunciato ieri sera di aver depositato una denuncia nei confronti di quest'ultimo che era già stato identificato dai carabinieri.
«Carabella, con piena premeditazione, è entrato con le scarpe nella sala di preghiera (lo spazio all'aperto del Piraghetto, ricoperto di tappeti, ndr.), ha spento il nostro microfono e si è comportato in modo scortese, dicendoci di "tornare nel nostro paese" - racconta Mahmud con un intervento pubblicato sui social -. Mentre fuggiva, ha estratto lo spray al peperoncino che ha ferito un carabiniere e ha gravemente danneggiato l'occhio di un fedele africano». L'imam riconosce quindi «la ferma posizione assunta dal sindaco: il sindaco Simone Venturini che ha duramente condannato l'accaduto, affermando che "la città di Mestre non ha bisogno di provocatori che diffondono clamore per ottenere like e clic"».
Il blogger anti-islam si era introdotto attorno alle 13 nella celebrazione della preghiera del venerdì (il giorno sacro dei musulmani), armato di panino al prosciutto e di uno smartphone con il quale ha ripreso i circa 200 fedeli in preghiera, quasi tutti bengalesi, intonando l'inno di Mameli. Una provocazione che ha fatto quindi piombare nel parco le forze dell'ordine che, tuttavia, non sono riuscite a raffreddare un clima che si era fatto ormai rovente. «I nostri rappresentanti hanno chiarito che siamo cittadini rispettosi della legge - riprende l'imam di via Piave -. Vogliamo semplicemente vivere nel rispetto dei nostri diritti e della nostra dignità, e non possiamo essere messi a tacere dalla propaganda e dalle politiche basate sulla paura. Il silenzio e le lacrime nella nostra preghiera non sono stati un segno di debolezza, bensì la nostra più grande resistenza morale contro l'estremismo. Combatteremo questa ingiustizia fino alla fine, per vie legali. Ringraziamo coloro che ci hanno sostenuto nella ricerca della verità rispetto a come è andato questo triste episodio».