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Bottoni e l’amico Guccini: "Quel viaggio sulla Mini dove toccava con la testa"


Il patron del Buskers Festival: "Dovevamo portarlo a Vigarano, arrivò in stazione. Gli amici non mi dissero chi dovevamo andare a prendere. Restai folgorato".

In alto fiori, poesie, ricordi e foto davanti alla casa di Guccini. Sotto Stefano Bottoni

In alto fiori, poesie, ricordi e foto davanti alla casa di Guccini. Sotto Stefano Bottoni

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di Claudia Fortini

"A volte la sincronizzazione dei momenti ti viene incontro restando fermo. I ricordi hanno questo aspetto, aiutare le persone a continuare a navigare nella fantasia". La Mini Minor di Stefano Bottoni e quel gigante con la chitarra, Francesco Guccini, tanto alto da inzuccarsi nel tettuccio ad ogni curva. E tanto grande da incidere il racconto di un viaggio, nel 1973, dalla stazione di Ferrara a Vigarano Mainarda. E’ il racconto di una decina di chilometri di strada che ha tracciato, da quel momento, anche la filosofia del Buskers Festival e l’anima del suo fondatore. "Quando una persona se ne diparte ritrovo un ricordo – racconta Bottoni –. Io mi considero un privilegiato. Tutte queste situazioni capitate con grandi campioni della musica hanno fatto la mia storia. Ma tutto è iniziato in modo casuale".

E allora bisogna tornare indietro al 1973. Stefano Bottoni non orbita ancora nel mondo dei grandi eventi, ma Ferrara è in fermento. Allo Spot Light di Vigarano – luogo prestigioso, discoteca, sala da concerto e teatro – si sta organizzando una serata speciale. C’è Guccini. "Quel mondo era fuori dalla mia logica, non era la mia vita. Mi chiamano degli amici architetti che organizzavano l’evento perché non avevano la macchina per andare a prendere un musicista in stazione. Non mi dicono neanche di preciso chi fosse. Avevo una Mini bianca e blu, bassissima. Guccini per me era già uno dei miei miti assoluti: ascoltavo a ripetizione Dio è morto, La Locomotiva. Suonavo i suoi pezzi con la chitarra". Il primo incontro nel sottopassaggio della stazione di Ferrara ha del surreale. "Guccini, era proprio lì. La prima impressione fu di trovarmi davanti a un orso – ricorda –, alto un metro e novanta. Indossava una gran pelliccia e un colbacco di pelo. Un orso grizzly. Era con la compagna e la chitarra con la custodia. La prima cosa che ho pensato? ’E ora dove li metto?’. Lui mi tranquillizzava parlando in dialetto bolognese, ma ancora non aveva visto la macchina. Quando ci siamo avvicinati alla Mini, la scena era incredibile: la chitarra non ci stava e lui, una volta salito, toccava il tetto con la testa". Inizia così un viaggio indimenticabile verso Vigarano. "In quel dialogo surreale, tra un dosso e l’altro, lui mi faceva la scaletta del concerto – ricorda Bottoni –. Ho trovato una persona di una semplicità disarmante, rimasi folgorato. Poi, nel tempo, ho avuto il privilegio di fare da taxi driver per tanti altri artisti". Tra i grandi della musica che hanno incrociato il cammino di Bottoni c’è anche Dalla, presenza fissa in terra estense. "Lucio passava spesso per la mia officina. Veniva di frequente a Ferrara e poi andava da Settimo, in Cortevecchia. Erano figure che avevano sempre qualcosa di profondo da dire. Una volta chiesi a Dalla del suo rapporto con la nostra nebbia. Mi raccontò che quando con Ron e gli Stadio finivano le prove, si imbarcavano verso Ferrara proprio per cercare la nebbia: se la trovavano già ad Altedo, continuavano dritti per venire a vedere il Castello sospeso sulle nuvole. Un’altra volta dovevo portargli dei biglietti, mi sono ritrovato in una stanza con lui, Ron e Biagio Antonacci". Piccoli frammenti di vita che rivelano la grandezza nell’umiltà. "Senza questa dote puoi trovare tante persone capaci di cantare, ma se non hanno quella semplicità dentro, non arrivano allo stesso modo. Sono stato davvero un privilegiato. Io e la mia Mini Minor".

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