
Tra le località maggiormente abitate rimaste senza sportello ci sono San Felice del Benaco Ome Serle e Polpenazze

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Sedici sportelli bancari chiusi negli ultimi 6 mesi, su un totale di 126 in tutta Italia. Sono così saliti i Comuni bresciani rimasti senza sportello bancario e 66, due in più rispetto al 2024 e 10 in più rispetto al 2021 i Comuni con un unico sportello. La notizia emerge dai dati al 30 giugno 2026 dell’Osservatorio sulla desertificazione bancaria della Fondazione Fiba di First Cisl.
Nel complesso sono 45.700 i bresciani e 3.618 le aziende (506 in più rispetto al 2024) che per fare un’operazione bancaria in presenza, senza dover ricorrere per forza all’home banking, devono uscire dal proprio Comune di residenza.
Tra le località maggiormente abitate rimaste senza sportello ci sono San Felice del Benaco, Ome, Serle e Polpenazze. Con un solo sportello bancario ci sono Comuni tra i 5 e i 7mila abitanti: Pontoglio, Castelcovati, Torbole Casaglia e Poncarale. Sono 5.137 i dipendenti occupati nelle banche in provincia al 31 dicembre 2025 (5.265 nel 2024, meno 2,5% e 6.147 nel 2020, meno 16,4%). Un calo percentuale negli ultimi 5 anni quasi il triplo del dato nazionale (275.433 dipendenti al 2020 contro i 256.854 al 2025, meno 6.8%). Il tema della desertificazione bancaria è stato al centro anche di un’analisi fatta da Cna. Una criticità anche per le imprese.
“La riduzione degli sportelli bancari è un fenomeno che non può essere letto soltanto come un cambiamento nell’organizzazione degli istituti di credito – osserva il presidente di CNA Brescia, Giordano Apostoli –. Per molte piccole imprese significa perdere un interlocutore che conosce il territorio, la storia dell’azienda e la qualità dei progetti imprenditoriali. In un contesto come quello bresciano, tra i più manifatturieri e dinamici del Paese, il credito resta una leva decisiva per investire, innovare e crescere”.
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