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Bufera nella maggioranza a Taranto. Scontro tra Pd e Boshnjaku


È bufera nel Partito democratico di Taranto. Il fuoco che covava sotto la cenere è divampato dopo la spaccatura nella maggioranza avvenuta durante la seduta del consiglio comunale di lunedì, in cui il consigliere Gianni Tartaglia (Progetto Civico Italia) è stato eletto presidente della commissione Servizi, dalla quale si era dimesso alcune settimane fa, a seguito di uno scontro telefonico con la collega Bianca Boshnjaku e pubblicamente denunciato dalla consigliera.

«La rielezione del consigliere Tartaglia alla presidenza della commissione Servizi - ha scritto Boshnjaku la sera stessa - segna per me un passaggio politico che non può essere ignorato. Dopo le parole pronunciate nei miei confronti, l’offesa alle mie origini e la mia denuncia pubblica, mi sarei aspettata, soprattutto dal Partito democratico, una presa di posizione chiara, che non c’è stata». Ed ancora: «Il Partito democratico è il partito dei diritti civili, è il partito delle panchine rosse, e non può consentire che un consigliere che si è macchiato di quelle gravi affermazioni nei confronti di una donna possa avere, neanche da lontano, il minimo sostegno del Pd». La consigliera, eletta nel Pd, ma entrata nel gruppo misto nel primo consiglio comunale, recentemente si è avvicinata al consigliere regionale del Pd Cosimo Borraccino che avrebbe voluto farla tornare nel partito, probabilmente nel tentativo di avere consiglieri di riferimento in aula, dopo aver rotto con Stefano Panzano e Luana Riso, quando quest’ultima ha accettato, contro la volontà del consigliere regionale, di entrare in giunta secondo il principio dello scorrimento della lista. Un’ipotesi, quella di Borraccino, che è stata bocciata da Anna Filippetti e Giuseppe Tursi, rispettivamente segretari provinciale e cittadino del Pd, ritenendo che prima di entrare nel partito è necessario condividerne il progetto politico, piuttosto che votare in consiglio sempre in direzione contraria. Lo sfogo di Boshnjaku ha suscitato ieri mattina la dura reazione di Tursi e del gruppo consiliare del Partito democratico, costituito da Alexia Serio, Alfredo Spalluto, Luca Contrario, Marilena Devito e Stefano Panzano. «Non accettiamo - hanno scritto in una nota - lezioni di lealtà, etica e dignità istituzionale da chi, appena eletta nella lista del Partito democratico, ha scelto di lasciare il gruppo consiliare già al primo consiglio comunale, dopo che non erano state accolte richieste che il gruppo ha ritenuto irricevibili. Quanto alla vicenda personale con il consigliere Gianni Tartaglia, si tratta di un fatto avvenuto al di fuori dell’attività del consiglio comunale e che, per quanto ci risulta, è stato sottoposto agli organi competenti, anche a seguito delle iniziative assunte da entrambe le parti. Proprio per questo abbiamo scelto, responsabilmente, di non sostituirci a chi dovrà accertare i fatti e di attendere l’evoluzione del procedimento. Questo non significa indifferenza. Significa rispetto delle persone, delle istituzioni e delle procedure. Ciò che, invece, respingiamo con fermezza è il tentativo di trasformare una vicenda personale in un’accusa politica contro un intero partito. Tanto più quando chi oggi pretende di impartire lezioni al Pd, ha avuto comportamenti e dichiarazioni che riteniamo gravemente offensivi, ha ripetutamente attaccato dirigenti e rappresentanti del nostro partito e, in consiglio comunale, ha assunto sistematicamente posizioni politiche contrapposte a quelle del gruppo del Pd e della maggioranza».

Boshnjaku ha poi controreplicato: «Si sostiene che io abbia lasciato il gruppo consiliare del Pd a seguito del mancato accoglimento di non meglio precisate “richieste”, definite addirittura irricevibili. È un’affermazione che respingo con assoluta fermezza. Non ho mai avanzato richieste personali. Ho chiesto, invece, il rispetto delle regole, dei ruoli e di criteri politici che ritenevo e continuo a ritenere dovessero prevalere sugli interessi dei singoli». La consigliera ha, infine, aggiunto: «Altrettanto inesatta è la definizione di “vicenda personale” attribuita all’episodio che mi ha coinvolto recentemente con il consigliere Tartaglia. Quella telefonata non era né privata né personale. Il presidente di una Commissione consiliare chiamava una consigliera comunale per discutere di una proposta formalmente presentata da quest’ultima alla Commissione. Era dunque, inequivocabilmente, una interlocuzione istituzionale».