L’Italia di Pirlo per ora non esiste e chissà se prenderà forma tra qualche giorno, ieri si allenava con le maglie bianconere dello United FC Dubai in ritiro sulle montagne austriache di Geinberg e oggi (17,30) giocherà in amichevole a Salisburgo. L’Italia di Pirlo rischia di saltare prima di nascere, con gli ex ct Mancini e Conte svincolati, per oggettiva incredulità dell’opinione pubblica, del mondo politico e del governo federale, in aperta rivolta per una nomina così fragile. È scoppiato il caso Fonbet, principale marchio di scommesse russe. Pirlo, fortemente in discussione, deve risolvere il contratto. Come testimonial, decade con le dimissioni, ma la Figc era all’oscuro di tutto e ieri ha frenato. Resta la questione di fondo, legata al profilo: un mese fa si ipotizzava un tecnico “esperto e vincente”.
Malagò deve proteggere Maldini e Leonardo, senza rinnegare il progetto di un nuovo Club Italia, ma neppure può tradire il patto endofederale che gli ha permesso di essere eletto, scongiurando l’ipotesi del commissariamento. L’allenatore va condiviso con saggezza. La Figc, detto per inciso, non è una proprietà privata come i club di Serie A ed è l’unica federazione, a differenza delle altre affiliate al Coni, in cui un solo risultato può far saltare il banco, altrimenti Gravina non si sarebbe dimesso dopo la Bosnia. La Nazionale, eliminata tre volte di fila dal Mondiale, ha bisogno di certezze. Malagò, trascorsa una notte insonne per il no di Guardiola, era scosso e ha preso tempo. Riflessioni in corso. Ieri non ha telefonato a Pirlo e non ha dato il via a Maldini e Leonardo per chiudere. Pirlo è sotto contratto e la Figc non avvia trattative parallele: se vuole, prima si svincola, e poi se ne parla. Occorre la risoluzione con lo United Dubai e lo scioglimento del rapporto economico con lo sponsor russo. Come minimo, Pirlo si dovrebbe “liberare” senza certezze.
Ieri, sul tema Fonbet, si è scatenata una bufera politica. Durissimo l’intervento di Livio Berruto, responsabile Sport nella segreteria del Pd ed ex ct della nazionale di pallavolo: "Io e il Partito democratico non saremo mai su nessun compromesso per l’utilizzo della forma delle scommesse sportive o alle loro pubblicità. Il fatto che sia russo è un’aggravante. Mi auguro con tutto il cuore che, se Pirlo diventasse ct, la prima cosa sarà risolvere l’imbarazzo rinunciando a questo suo ruolo. Ha un ruolo istituzionale che richiede una modalità di esecuzione esemplare". Per Carlo Calenda, leader di Azione, non basterebbe: "Chi fa o ha fatto propaganda per la Russia dopo il 2022 (anno dell’invasione dell’Ucraina ndr) non dovrebbe ricoprire cariche nazionali". Ignazio La Russa, presidente del Senato, dubita da tifoso: "Che Dio ce la mandi buona". Matteo Renzi si era ingolosito per Pep. "Ho conosciuto Guardiola e un po’ ci ho creduto". I dubbi di Malagò sono reali. Maldini spingerà ancora per Pirlo, appeso a un filo: Thiago Motta e Palladino erano gli altri due nomi nella “short list” dei giovani. Mancini e Conte, i veri duellanti, restano in attesa. Sarebbe difficile sbagliare un altro rigore a porta vuota.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Tutte le news di Italia