okayduckyachtclub.xyz

Cadau, l’highlander dell’Eccellenza: il faro del Taloro ha fermato il tempo  - L'Unione Sarda.it


Il personaggio.

01 ottobre 2026 alle 00:11

A Gavoi c’è un calciatore che ha ingannato il tempo. Corre sul terreno di gioco con la stessa leggerezza di quindici anni fa. Salta, contrasta, palleggia, non chiede mai il cambio. Sembra avere vent’anni. Ne compie 42 oggi. È Alessandro Cadau, l’eterno ragazzo dell’Eccellenza che non ha ancora voglia di smettere. Ha il numero 8 sulle spalle, dopo essersi separato dal suo storico 7, e la corsa di un ragazzino del 2005. In campo c’è ancora chi lo rincorre senza prenderlo.

Se lo incontri con la maglia rossoblù addosso, gliene dai 24, massimo 25: mettendolo vicino a un 2005 non si capisce chi è più giovane. Poi ti dice che oggi ne fa 42 e capisci che davanti non hai un giocatore di Eccellenza, bensì un caso da studiare. Padre di Fonni e madre di Ottana, dove ha mosso i primi passi nel calcio, abita a Nuoro dove, con il fratello Giovanni (attaccante del Supramonte Orgosolo, Prima Categoria), gestisce un negozio di abbigliamento sportivo. Prima del Taloro, il geometra del centrocampo ha giocato, fra le altre, con Nuorese, Cos, Muravera e San Teodoro, più alcune esperienze sulla Penisola.

Cadau, qual è la prima cosa che le dicono quando svela la sua età?

«Molti non ci credono. Spesso mi dicono che dimostro quindici anni in meno».

Genetica o ossessione? Cosa fa ogni giorno che i suoi compagni non fanno?

«Ho sempre condotto una vita regolare, con una sana alimentazione, ma la genetica fa la sua parte».

Si sente più calciatore moderno o ragazzino che si è dimenticato di crescere?

«Un mix, avendo vissuto varie generazioni. Ho la fortuna di sta bene fisicamente. Mi sento un giovane grande».

C’è stato un punto in cui il suo corpo ha detto “ora basta” e lei non l’ha ascoltato?

«Mai attraversato quel momento. Spero che arrivi il più tardi possibile e soprattutto, a quel punto, di rendermi conto che la campanella è suonata».

Trasferte in tutta l’Isola, viaggi lunghi, lavoro la mattina. Come fa a reggere?

«Con la passione. C’è ancora quella gran voglia di dimostrare e poi lo spirito di gruppo è un incentivo».

Si allena di più o di meno di quando aveva 25 anni?

«Bisogna allenarsi di più e con maggiore attenzione».

C’è qualcosa a cui non rinuncia mai anche a tavola?

«La mia vita calcistica è stata piena di rinunce e non sono a tavola».

Per la prima volta ha lasciato la maglia numero 7.

«Ho preso la 8 perché al Taloro la 7 è di Filippo Littarru. In carriera non avevo mai abbandonato la 7».

Nello spogliatoio è il fratello maggiore o lo zio?

«Ho fatto il genitore, lo zio e anche il nonno. A Gavoi mi sento un fratello».

Quando un ragazzino le salta addosso in partita, si arrabbia o si gasa perché vuol dire che la temono ancora?

«La sfida mi gasa sempre».

Quando avrà smesso, cosa le mancherà di più?

«Tante volte mi hanno chiesto di conseguire il patentino, ma se dovessi rispondere oggi dico che la volontà è quella di chiudere con il mondo del calcio. Di quello in tv non sono mai stato ossessionato».

Ha mai pensato “è l’ultimo anno” e la mattina del ritiro è stato il primo ad arrivare?

«Mai pensato che sarebbe stato l’ultimo anno».

Oggi 42 candeline. Se le regalassero un desiderio calcistico, cosa chiederebbe?

«Di arrivare in A, ma questo è un sogno che non si è avverato. Il mio calcio è stato un’esperienza di vita importante».

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

• Accedi agli articoli premium

• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sottoscrivi

Sottoscrivi