MARGHERA - È ancora senza nome l’uomo che ieri pomeriggio è stato ripescato dalle acque torbide del canale che costeggia via della Fisica, tra Marghera e Malcontenta. Sono poche le informazioni che stanno emergendo sul suo conto, non abbastanza per renderlo riconoscibile. La morte, almeno per il momento, ha avvolto la sua identità nel mistero, con il decesso che è avvenuto in uno dei luoghi in cui più frequentemente le forze dell’ordine si trovano a dover intervenire per situazioni di marginalità sociale.
Non è il primo caso, infatti: lungo il canale che poi conduce fino a Malcontenta sono state ritrovate altre persone senza fissa dimora prive di vita. Uomini che, sprovvisti dei documenti e costretti a vivere ai margini della società, in alcuni casi non hanno una carta di identità che parli per loro o un parente che ne riconosca i tratti, il vestiario, gli accessori.
Dalle prime ispezioni fatte sul corpo dello sconosciuto, portato all’obitorio di Mestre, ancora a disposizione dell’autorità giudiziaria, sembrerebbe che si tratti di un quarantenne straniero, forse africano. Un dato generico che nei prossimi giorni gli inquirenti cercheranno di delineare al meglio. Sempre dalle prime ispezioni fatte sul cadavere, si escluderebbero gesti di violenza da parte di terzi. L’uomo potrebbe essere inciampato e caduto improvvisamente nel canale e annegato. D’altro canto, è anche possibile che possa essersi gettato nel corso d’acqua di sua spontanea volontà, in un momento di disperazione.
Gli uomini della questura stanno lavorando giorno e notte per cercare di dare un nome allo sconosciuto, restituendolo poi alla sua famiglia perché possa avere una degna sepoltura. Si stanno analizzando i vestiti, gli accessori (sulle spalle portava uno zaino con dentro alcune perline) ma anche le telecamere della zona per capirne gli ultimi spostamenti.
La sponda da cui presumibilmente l’uomo sarebbe caduto, accidentalmente o meno, è circondata da verde. Pochi metri più distante dal luogo in cui la fitta vegetazione si dirada, sorge un caseggiato. La siepe è rovinata e la recinzione appesantita, sformata dopo i diversi passaggi di senza fissa dimora che in quella zona cercano riparo per la notte.
Per terra, lattine di birra, aghi, immondizia, abiti scoloriti, escrementi. «Noi forniamo l’identikit alla polizia – spiega Danilo Corrà, responsabile dell’area coesione sociale del Comune – possiamo dire loro quando non abbiamo più notizie da chi, tra i senza fissa dimora, siamo abituati a vedere. Tuttavia, in quei contesti non c’è nessuna regolarità. Noi proviamo fino all’ultimo a dare il nostro sostegno».