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Cala Finanza, rivolta in maschera  - L'Unione Sarda.it


La protesta

20 luglio 2026 alle 01:47

Mamuthones presenti nonostante il dissenso del sindaco di Mamoiada 

L’assalto a Cala Finanza con le maschere ancestrali è riuscito, a Lu Fenosu ieri i mamuthones hanno suonato la carica contro i sardo brasiliani di Tavolara Bay. Diverse centinaia di persone hanno accompagnato mamuthones e issohadores sino alla spiaggia a ridosso di Villa Joy, l’immobile al centro del contestatissimo progetto di camping di lusso. E mentre infuriava la polemica tra il sindaco di Mamoiada e gli attivisti di Surra, Raffaele Mulas, noto Boelleddu, mamoiadino doc, ha fatto capire a tutti perché era lì con la sua maschera di legno: «Basta con le prepotenze contro la Sardegna, per questo siamo qui. Basta con gli attacchi degli speculatori, qui come per eolico e fotovoltaico». Ci sono turisti e ci sono gli attivisti di Surra e di Sos Cala Finanza. Durdica Bacciu, del comitato civico che per primo ha sollevato la questione dell’autorizzazione Zes, dice: «Anche questo è un modo per proteggere la nostra terra». I manifestanti, per sicurezza, dopo il rumoroso sit-in in spiaggia vengono fatti passare dentro il cantiere di Tavolara Bay.

Lo scontro

La polemica scoppia poche ore prima dell’assalto dei mamuthones a Lu Fenosu. Apre le danze il sindaco di Mamoiada, Luciano Barone, che con un post su Facebook smarca la sua comunità, o pensa di farlo, dalla manifestazione di Cala Finanza: «Ritengo significativo evidenziare che, allo stato attuale, non mi sia pervenuta alcuna comunicazione formale o adesione ufficiale da parte delle associazioni del paese a sostegno dell’iniziativa. L’appartenenza a una delle associazioni non costituisce un semplice elemento organizzativo, ma rappresenta una garanzia di rispetto nei confronti di un patrimonio che appartiene all’intera comunità. Ogni socio è chiamato ad attenersi a regole condivise che disciplinano comportamenti, responsabilità e modalità di utilizzo delle vestigia dei mamuthones e degli issohadores». E poi la stoccata: «Non possiamo condividere la scelta di singoli che, a titolo personale e senza un chiaro mandato delle associazioni depositarie e custodi del rituale, ritengano di utilizzare il mascheramento tradizionale per sostenere cause di natura ideologica o partecipare a iniziative estranee al contesto culturale e identitario nel quale esso trova il proprio significato». La risposta è di una delle attiviste di Surra, Elena Pinna: «Nessuna indignazione invece se si tratta di mandare le maschere a divertire i turisti e regalare loro l’esperienza pittoresca». Barone controbatte mentre la manifestazione di Lu Fenosu è in corso: «Evidentemente non è stato colto il significato di quanto ho scritto. A Mamoiada c’è una discussione interna, non è la prima volta che succede, sulle modalità e le occasioni di utilizzo di mamuthones e degli issohadores. È un confronto importante, che riguarda la nostra storia, la nostra identità. E sta avvenendo anche in questa occasione».

L’attacco

Gli attivisti di Surra hanno attaccato il primo cittadino di Mamoiada: «Apprendiamo con stupore del suo tentativo di prendere le distanze, ma da cosa esattamente? E soprattutto, da chi? Da cittadini del suo Comune che, liberamente, hanno deciso di partecipare alla protesta, contribuendo e manifestando il dissenso e la vicinanza a una causa in difesa dell’Isola?» Ancora Surra: «Ma tutte queste belle parole non vengono scomodate quando si sceglie di far prestare i nostri simboli della tradizione a eventi privati ben retribuiti, “carnevali estivi” e rappresentazioni su richiesta. La scelta dei suoi cittadini di venire in maschera per la causa, è forse l’unica cosa che restituisce un po’ di dignità e memoria storica alle nostre maschere ridotte a prostitute».

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