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Le calamità naturali di questi giorni che hanno messo in ginocchio la campagna spostano inevitabilmente l’attenzione sulle assicurazioni ed i rimborsi per gli agricoltori. Ne parliamo con Lorenzo Catellani, presidente regionale Cia.
Molti agricoltori segnalano che i costi delle assicurazioni sono troppo elevati e le franchigie imposte sono tali da non rendere conveniente stipularle. E’ vero?
"E’ vero. In generale, gli agricoltori in base alle colture che hanno, la frutta piuttosto che il pomodoro, tendono ad assicurare il rischio più significativo. Per esempio, nella frutta il rischio grandine, il rischio brina. C’è, però, la consapevolezza che da certi rischi come il vento forte, l’eccesso di acqua non si riesce ad assicurarsi perché altrimenti si spenderebbe tutta la produzione in assicurazione. Diciamo che si cerca di fare un minimo di copertura per le colture più sensibili. Se poi arrivano fortunali come quello del 15 luglio, l’assicurazione contro il vento copre la caduta del frutto, ma non il fatto che l’impianto ’collassa’ a terra. In questo caso si dovrebbe fare un’assicurazione tipo fabbricati, molto costosa, che tanti agricoltori non fanno".
Un agricoltore, quindi, non si può garantire contro tutti i disastri?
"C’è una tendenza a coprire selettivamente il rischio più frequente, quello che può portarti via tutto il raccolto e può lasciarti senza reddito. Assicurarsi è sempre più importante, però i costi sono ingenti".
I tempi dei rimborsi assicurativi quali sono?
"I tempi dei rimborsi non sono male, perché i contratti delle polizze per i rischi si fanno in primavera, la polizza si paga in novembre, a raccolti fatti, ed entro l’anno arrivano i risarcimenti. Il tema è che la complessità dei rischi porta le polizze a costi altissimi. E’ una scelta imprenditoriale quella di assicurarsi e, spesso, non ci si assicura".
Non ci sono contributi assicurativi?
"Ci sono degli interventi pubblici di mitigazione del costo delle polizze, tuttavia, queste polizze hanno dei valori così alti che anche l’intervento pubblico non è sufficiente a rendere appetibile le polizze. C’è la PAC, sono fondi europei, che riserva il 3% delle risorse all’abbattimento dei tassi: non sono soldi per i danni, ma per favorire le assicurazioni. Comunque, i tempi di erogazione sono lunghi e questo crea disaffezione da parte degli agricoltori. Bisognerebbe rendere i tempi più efficaci. Non esistono altri contributi regionali o nazionali. A livello italiano c’è solamente la legge sulle calamità, che interviene quando il Comune la chiede nel caso di danni superiori al 30% del fatturato".
L’evento del 15 luglio ha reso più drammatica la situazione?
"Certamente, perché ha buttato a terra la frutta, ha danneggiato gli impianti arborei, i vigneti sono andati a terra. E’ stato un evento che ha creato danni meccanici. Mai visto danni di questo tipo in 60 anni: si sono scoperchiati fabbricati, capannoni. Stiamo facendo la conta dei danni anche rispetto al temporale di ieri mattina. E ricordo che siamo in una fase per determinate colture molto vulnerabile, poiché alcuni frutti sono prossimi alla maturazione. E’ così anche per il pomodoro".
Alberto Greco
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