Agli arresti domiciliari dopo una rapina da 8mila euro messa a segno con altri tre complici, un calciatore del Torinese non ha voluto rinunciare a godersi una notte d'estate in discoteca. E così, in barba alla misura restrittiva a cui era sottoposto, il 18 luglio è andato nel locale One di corso Massimo d'Azeglio a Torino per ballare, pensando di farla franca.
Non ha fatto però i conti con un carabiniere in borghese che lo ha subito riconosciuto in pista e lo ha fotografato tra la folla, avvisando prontamente i colleghi. Dopo un controllo che ha documentato la sua assenza da casa, la giudice Cristina Barillari ha così disposto per l'uomo la detenzione in carcere, tenendo conto che non era la prima volta che non rispettava la misura restrittiva.
Come ricostruisce il Corriere della Sera, lo sportivo difeso dall'avvocato Saverio Ventura ha 28 anni. In passato ha giocato alla Pro Vercelli e in altre squadre piemontesi del campionato di calcio di eccellenza. Appena il militare lo ha riconosciuto, una pattuglia si è presentata a casa sua, documentando l'assenza.
L'uomo poteva godere di diversi permessi per portare avanti le proprie attività, nonostante i domiciliari. Tre volte a settimana, per esempio, poteva uscire di casa per allenarsi. Dal martedì al sabato poteva andare al lavoro fino alle 19,30. Era anche autorizzato a partecipare alle partite federali. Certo: mai avrebbe potuto trascorrere una serata in una delle discoteche più in voga della città.
In passato, l'uomo era già rientrato in casa ben dopo il consentito, sostenendo di aver subìto un infortunio mai documentato. Poi, altre due volte, non era in casa quando i carabinieri erano passati a verificare se stesse rispettando i domiciliari e non rispondeva al telefono. L'ordinanza che impone il carcere cita anche questi episodi, per giustificare l'aggravamento della misura restrittiva.