La prima campanella deve ancora suonare, ma in alcune scuole d'Italia si pensa già a rimandarla. Nel Frusinate i sindaci di Aquino, Castrocielo, Colle San Magno e Roccasecca chiedono di spostare il rientro dall'8 al 14 settembre. A Rosolini, nel Siracusano, è già deciso: porte chiuse fino al 18, si torna il 21. In Calabria, il sindaco di Dinami propone addirittura il primo ottobre. Il motivo è lo stesso: la sesta ondata di calore è ancora in corso e, senza condizionatori, molte aule rischiano di diventare invivibili. L'anno scolastico 2026-2027 comincia così davanti a un problema: come si torna sui banchi se settembre ha ancora temperature da piena estate?
Secondo la Società italiana di medicina ambientale, solo l'11% degli istituti è dotato di sistemi di climatizzazione e spesso gli impianti servono soltanto gli uffici amministrativi. Nelle classi restano ventilatori e finestre aperte. La Sima chiede addirittura di lasciare chiuse le scuole del Sud fino all'equinozio d'autunno, data che si aggira intorno al 23 settembre. Anche l'Associazione Nazionale Insegnanti e Formatori (Anief) propone di rinviare il rientro, fino a ottobre, riducendo i 200 giorni di lezione previsti in Italia. I presidi, però, frenano. «Posticipare l'apertura è una proposta irricevibile», dice Mario Rusconi, presidente dell'Associazione Nazionale Presidi Roma (Anp). «I giorni persi - spiega - andrebbero recuperati tagliando altre vacanze e soprattutto il caldo potrebbe continuare comunque. Ormai nelle scuole comincia ad aprile e spesso finisce a ottobre, soprattutto al Centro-Sud». La prima prova arriverà tra pochi giorni. Si parte con la riapertura il 7 settembre a Bolzano e si proseguirà regione dopo regione fino al 17 in Puglia. Nel Lazio il rientro è fissato al 15 settembre. E il caldo cambia anche le piccole abitudini del ritorno in classe: in alcune primarie il grembiule può aspettare. Finché le temperature non scenderanno, ai bambini basterà una maglietta a maniche corte. Ed è proprio sull'avvio delle lezioni che si concentra l'allarme. Antonello Giannelli, presidente nazionale dell'Anp, commenta: «Non possiamo continuare a discutere del caldo nelle scuole come se fosse un'emergenza imprevista. Se le temperature diventassero davvero pericolose un dirigente può arrivare anche a sospendere le lezioni, in tutto l'istituto o soltanto nelle aree più critiche». Ma il problema vero, secondo i presidi, sono gli edifici. Il ministero dell'Istruzione ha stanziato 20 milioni per il raffrescamento. «Una misura apprezzabile, ma non sufficiente per comprare condizionatori per tutti», dice Giannelli. Servono interventi più profondi negli edifici: infissi migliori, isolamento e strutture capaci di reggere estati sempre più lunghe.
E non basta montare un condizionatore alla parete. Daniele Parrucci, consigliere delegato all'Edilizia scolastica della Città metropolitana di Roma, fa i conti: «un apparecchio può costare circa mille euro, ma in molti edifici bisogna rifare anche gli impianti elettrici e aumentare la potenza disponibile. Per una scuola possono servire altri 30mila euro solo per l'impianto». A Roma qualcosa però si sta già facendo, soprattutto per i più piccoli. Circa l'80% dei nidi è già dotato di impianti di raffrescamento, mentre il Comune ha stanziato 6 milioni per intervenire sulle scuole dell'infanzia. «Il cambiamento climatico sta trasformando le nostre città e anche i luoghi dell'educazione», spiega l'assessora Claudia Pratelli, che ricorda anche il piano "Scuole Verdi" per la riqualificazione energetica degli edifici. Un aiuto potrebbe intanto arrivare dal meteo. Dopo un weekend ancora dominato dall'anticiclone africano, da mercoledì 9 settembre una perturbazione nord-atlantica dovrebbe portare temporali e un primo calo delle temperature al nord. Tra giovedì 10 e venerdì 11 l'aria più fresca scenderà poi verso il centro e il sud. La speranza, insomma, è che la scuola riapra con qualche grado in meno.
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