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Caldo e umidità, esplode l'allarme zecche: «Nei pronti soccorso della provincia quasi trenta accessi al giorno»


BELLUNO - Caldo e umido. E le zecche ballano. Diventando “nemiche” di chi ama stare all’aria aperta, godendosi l’escursione nel bosco, la passeggiata tra i prati magari con il cane appresso. La paura di essere morsi e di ammalarsi, per morbo di Lyme o Tbe (encefalite da zecca), è alta: ne sanno qualcosa i primari di Pronto Soccorso ieri riuniti dal direttore generale dell’Ulss 1 Dolomiti, Achille Di Falco. Tocca con mano i vari timori specialmente chi a che fare con i turisti spaventati dal morso. «Tra giugno e settembre ogni giorno togliamo zecche a 10-20 persone» afferma il primario di Pieve di Cadore, Enzo Chemello. Fa eco Stefano Gasperin, direttore del Pronto soccorso ad Agordo: «Noi vediamo circa 5-7 persone al giorno con la zecca attaccata, desiderosi di farla togliere da un sanitario». Intanto all’ospedale di Feltre, il primario Edoardo Rossi sta pensando ad un percorso dedicato a chi si rivolge al Pronto Soccorso per farsi estrarre la zecca. In definitiva, una situazione di allarme.


I NUMERI

Non passano 24 ore, quindi, senza che qualcuno si presenti per farsi togliere il parassita, magari solo il rostro che è rimasto sottopelle. Così, con numeri ben più contenuti rispetto alla montagna, il problema zecche esiste anche al Pronto Soccorso di Belluno. Ricordiamo che i casi di malattia di Lyme ammontavano a 15 nel 2025, 3 tra gennaio e giugno 2026. Per la encefalite (Tbe) sono stati segnalati, alcuni con complicazioni, 24 casi nel 2025, 7 finora nel 2026. Aveva fatto scalpore la vicenda dell’allenatore di basket che, a fine giugno, era finito in terapia intensiva. Sempre a giugno era deceduto, invece, in seguito al morso di una zecca, un ottantenne bellunese, peraltro già portatore di varie patologie.


L'ALTRO FRONTE

L’allarme zecche era comunque solo uno dei temi sul tavolo. Sapere cosa fanno i sanitari, cosa si cela, insomma, dietro al bancone: questo il senso dell’incontro che svela i dietro le quinte di un processo che è ben più di una registrazione e presa in carico. A parlarne, ieri, sono stati i primari di Belluno, Luisa Borella, di Feltre, Edoardo Rossi, di Agordo, Stefano Gasperin, di Pieve di Cadore, Enzo Chemello. A proposito di codici, va subito evidenziato un dato: due su tre sono le persone che si affidano a uno dei 4 Pronto Soccorso della provincia e, al triage, rientrano nel cosiddetto codice bianco. Sommando anche i “codici verdi” sia arriva al 75% dei casi di pazienti che, con “bassa priorità”, accedono al servizio per motivi che esulano, quindi, dal livello di emergenza e urgenza. La questione è monitorata con grande attenzione: «Il codice bianco deve trovare un’altra strada -va giù dritto il dg Di Falco- e dev’essere inquadrato in un sistema che vede le Case di comunità punto di unione». Va detto che il grosso della fascia bianca è rappresentato da pazienti cronici: «Vanno progressivamente deviati, alleggerendo i Pronto Soccorso». L’obiettivo, nella soluzione dei casi clinici, sta nell’utilizzare al meglio ciò che il sistema offre. Parola chiave per Di Falco è “appropriatezza”. Ecco che nel cercare il tampone giusto Di Falco fa riferimento anche ai medici di famiglia: «Il rapporto con i medici di medicina generale va creato, ma non si costruisce in due giorni». Ieri il focus dell’Ulss 1 Dolomiti si è diretto verso quello che è un anello della catena di emergenza: «Ma più dei numeri ci interessano le persone».