Ei fu. Il 2003, considerato a lungo l’anno con l’estate più calda mai registrata in Europa, è andato in pensione. Al suo posto adesso c’è il 2026: con un trimestre a dir poco rovente ha polverizzato il record di canicola.
Non ha toccato le vette di temperature massime registrate 23 anni fa, ma ha puntato sulla costanza e sulla lunga durata: i primi accenni roventi sono iniziati l’ultima settimana di maggio; gli ultimi sono tuttora in corso, in un avvio di settembre che mantiene le sembianze di agosto. Risultato, il termine di paragone su cui misurare un’estate calda o meno è diventato il 2026.
Il vecchio “benchmark” è superato. Lo dicono le analisi Arpav sull’agosto appena andato in archivio e allargate all’intero anno per l’area dolomitica, quella che patisce di più l’innalzamento delle temperature: «Se da qui a fine anno non si avrà una serie di mesi più freddi del normale, il 2026 diventerà il più caldo delle serie storiche disponibili». Ci sono ancora dubbi sul cambiamento climatico?
Se la risposta è sì, bastano alcuni numeri. Arpav rileva che il trimestre estivo è risultato caldissimo e meno piovoso del normale. Ad agosto le massime non sono mai scese sotto i 35 gradi in pianura. Picchi di 38-39 gradi nelle zone interne, 35-38 gradi sulla costa e ben 30-34 gradi in alcuni fondovalle dolomitici.
A spiccare è soprattutto agosto, risultato «il secondo più caldo mai registrato in Veneto dalla rete Arpav» spiegano i meteorologi. E i numeri fanno impressione, perché l’anomalia media regionale si attesta sui +3,2 gradi rispetto alla norma del periodo 1991-2020.
L’analisi anno per anno evidenzia un trend di aumento delle temperature medie di agosto di circa 0,75 gradi per decennio. Con un’impennata nell’ultimo triennio. Ma se le medie sono utili per gli addetti ai lavori, sono massime e minime a impressionare anche chi non mastica di climatologia. E qui si va dai 40 gradi sfiorati in diverse località della pianura a ridosso di Ferragosto (39,2 a Trebaseleghe; 39 a Cittadella; 38,8 a Teolo, tutti nel Padovano), agli oltre 26 gradi di minima registrati nel Vicentino e nel Veronese. Sono le cosiddette “notti tropicali”, quelle in cui la temperatura non scende sotto i 20 gradi neanche nelle ore piccole: nell’agosto appena trascorso sono state 18, «13 in più rispetto al trentennio di riferimento 1991-2020 – dicono da Arpav –. Un numero sei volte superiore rispetto alla media degli anni ’90».
Ma il caldo non ha sbuffato solo sulla pianura. «Le temperature medie mensili di agosto sono risultate in genere 3 gradi superiori alla norma per l’area bellunese – rileva Arpav – e collocano questo mese fra i più caldi in assoluto. Lo zero termico è variato fra un minimo di 3.480 metri e un massimo di 4.805 metri». Tradotto, in Marmolada la temperatura è andata sotto zero solo per due notti e lo scioglimento del ghiacciaio è continuato indisturbato. Addio anche al permafrost: Arpav rileva che sul sito di riferimento sul Piz Boè non esiste più terreno gelato.
E poi c’è la differenza tra caldo registrato dai termometri e caldo percepito, quello che viene comunemente chiamato disagio da calore. Gli esperti di clima hanno inventato l’indice Humidex per fissarlo, combinando la temperatura dell’aria e l’umidità relativa. Ad agosto Humidex ha superato i 50 gradi in alcune zone del Trevigiano e del Veneziano. E la chiamano estate.