Dopo la giornata di ieri con 27 città su 27 rilevate dal Ministero della Salute che avevano il bollino rosso, oggi si prospetta un timidissimo miglioramento: il livello massimo di allerta risparmierà Bolzano (ma tutte le altre 26 città restano a rischio), mentre domani a scendere al colore arancione saranno anche Brescia, Milano, Torino, Venezia e Verona. Nella sostanza, però, l’Italia resta nel pieno della quarta ondata di calore che, nella migliore delle ipotesi, comincerà ad allentare la presa dopo Ferragosto: dunque rischia di essere la più lunga. E ieri ha fatto registrare temperature al suolo impressionanti, arrivando a 48 gradi sull'asfalto della Stazione Centrale di Napoli secondo una rilevazione di Legambiente.
Resta un dato, ribadito dal professor Lorenzo Giovannini, fisico dell'atmosfera dell'Università di Trento: questa estate sarà tra le più roventi di sempre, superando anche quella terribile del 2003. Spiega Giovannini: «Il problema è che ci saranno altri record peggiori, questa di adesso sembra poter essere la nuova norma». C’è un altro risvolto: fiumi e laghi sono ai minimi storici. L'Osservatorio Permanente sugli Utilizzi Idrici del Distretto idrografico del Po conferma la «severità alta» della situazione. In altri termini: il Po è in siccità estrema.
Bene, ma una volta chiarito che non siamo di fronte a un’estate straordinaria, ma all’inizio di una nuova normalità, come ci difendiamo? Chiaro, si andrà verso un’ulteriore diffusione dell’aria condizionata (che però aumenta i consumi di energia e dunque alimenta il riscaldamento globale). E poi? Uno degli scienziati che studiano questa tematica è Marco Morabito, primo ricercatore del Cnr, che racconta: «Questa oramai è una situazione non più emergenziale, ma strutturale. Le estati saranno sempre più spesso di questo tipo. Ogni anno praticamente battiamo un nuovo record in termini di anticipo dell'evento estremo: a maggio abbiamo avuto temperature anche superiori a 35 °C. Inoltre, paghiamo la persistenza, perché siamo oramai alla quarta ondata di calore consolidata». Per questo dobbiamo adattare i nostri stili di vita, i comportamenti, ma anche il modo in cui pensiamo le città. Dice Morabito: «In Italia si può intervenire soprattutto al di fuori dei centri storici dove giustamente vi sono dei vincoli; penso alle zone semicentrali, periferiche e rurali. Il verde è sempre più scarso, il fenomeno del consumo di suolo dilaga, bisogna invertire questa tendenza». Dunque, nei nuovi quartieri, ma ove possibile anche in quelli esistenti, vanno previste zone verdi. Morabito: «Le zone di riforestazione urbana svolgono un ruolo molto ampio: garantiscono una serie di servizi ecosistemici, non solo il raffrescamento attraverso l'evapotraspirazione, ma anche l'ombreggiamento. Inoltre, aiutano a intercettare gli inquinanti, favoriscono l’ossigenazione dell'aria, il deflusso delle acque piovane».
Allo stesso tempo dobbiamo isolare meglio le nostre case per ridurre i consumi energetici. Ancora il ricercatore del Cnr: «Semplicemente dobbiamo fare in modo che gli edifici si scaldino di meno: è fondamentale che i tetti siano bianchi o di colorazione chiara, con materiali che aumentino l'albedo, vale a dire la capacità di riflettere la radiazione solare. Lo stesso vale per le pavimentazioni. Pensi che esistono delle vernici più rinfrescanti, sono in grado di riflettere maggiormente la radiazione solare. E si stanno anche testando materiali che hanno la capacità di favorire un minor accumulo di calore. Anche sulle strade. Ci sono le pavimentazioni drenanti che permettono l'infiltrazione dell'acqua e contribuiscono in questo modo anche a ridurre la temperatura superficiale».
Quando parliamo di isolamento termico degli edifici pensiamo subito all’inverno e all’obiettivo di ridurre i consumi degli impianti di riscaldamento proteggendoci dal freddo. In realtà gioca un ruolo importante anche in estate, ma in senso inverso. Morabito: «Dobbiamo rallentare il passaggio del calore dall'esterno all'interno. Certo, poi dipende anche da come sono gli infissi, le vetrate. Posso avere il miglior cappotto termico, ma se le vetrate sono molto ampie e non schermate, il calore quando entra all'interno della casa resta intrappolato. Servono schermature solari esterne, frangisole, persiane, tende, tutto ciò che impedisca alla radiazione solare di raggiungere direttamente le superfici vetrate».
Adattamento. Questa è ormai la parola d’ordine perché, come spiega l’esperto del Cnr, anche se tutti da domani - e in tutto il mondo - attuassimo comportamenti virtuosi per ridurre le emissioni, servirebbero diversi anni per invertire la rotta. «Temo che per questo secolo dovremo abituarci a questo tipo di estati che saranno sempre più calde» allarga le braccia Morabito.
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