La zona è quella del passo Manghen, al confine tra la val di Fiemme e la Valsugana, circa 2-3 chilometri sopra l'abitato di Molina di Fiemme, segnatamente in val Cadino. L'accensione di un fuoco in quella zona è un comportamento assolutamente sconsiderato, visto che si trova a pochi passi dal bosco con il rischio concreto che un tizzone possa "volare" tra la vegetazione. Tra l'altro, una volta spento, chi ha gestito il fuoco non ha nemmeno provveduto a smantellare il piccolo cerchio di pietre e mettere in sicurezza la legna bruciata
CASTELLO MOLINA DI FIEMME. Tende, camper e minivan piantati e posizionati per campeggiare dove non si può. E, qualcuno, ha anche acceso un fuoco, creando un cerchio di pietre e facendo bruciare i rametti all'interno.
La zona è quella del passo Manghen, al confine tra la val di Fiemme e la Valsugana, circa 2-3 chilometri sopra l'abitato di Molina di Fiemme, segnatamente in val Cadino dove, è bene specificarlo subito, nessuno dei luoghi utilizzati per soste brevi dai campeggiatori è autorizzato e attrezzato a tale scopo e il pernottamento è vietato, anche solamente per una notte.
I posti scelti dai campeggiatori abusivi, che scendono dalla Provinciale che si arrampica lungo il Manghen (da "sotto" non è possibile arrivare, perché una sbarra impedisce il passaggio a tutti coloro i quali non sono autorizzati), sono diversi: nelle foto, scattate da chi su quella strada sterrata transita per una passeggiata in solitaria o con il proprio cane o con la mountain bike, le tipologie di avventori sono diverse.
C'è chi ha parcheggiato camper e fuoristrada poco sotto la SP 31, chi invece ha piantato le tende leggermente più basso (sistemando la moto a fianco: quella del Manghen è una strada "amata" dai centauri), mentre i caravan, con quanto rimane del fuoco acceso la notte precedente tra i due mezzi, sono stati posizionati proprio lungo la strada, a fianco del Rio Cadino.
La strada sterrata venne ripristinata dopo Vaia per permettere ai tecnici, ai vigili del fuoco e al personale forestale di recarsi sul posto per effettuare tutti gli interventi d'emergenza del caso. Anzi, per meglio dire, visto che la zona venne colpita in maniera devastante dall'alluvione del 2018, venne proprio "ricostruita" e oggi viene utilizzata dai forestali e dagli escursionisti.
L'accensione di un fuoco in quella zona è un comportamento assolutamente sconsiderato, visto che si trova a pochi passi dal bosco con il rischio concreto che un tizzone possa "volare" tra la vegetazione e scatenare un incendio.
Tra l'altro, una volta spento (per fortuna senza conseguenze), chi ha gestito il fuoco non ha nemmeno provveduto a smantellare il piccolo cerchio di pietre e mettere in sicurezza la legna bruciata.
"Le aree in questione - spiega il sindaco di Castello Molina di Fiemme, Marco Larger - non sono attrezzate per la sosta, che è ovviamente vietata in tutti quegli spazi. Si tratta per lo più di campeggiatori che trascorrono lì una sola notte e poi ripartono, ma questo non toglie che non si possa fare. C'è poi la questione dei fuochi accesi, in pieno bosco: è un comportamento estremamente pericoloso che può portare a conseguenze gravissime. Lì in zona, tra l'altro, c'è una struttura di proprietà di una parrocchia del Veneto che spesso ospita campi scout. Ebbene, quando accendono un fuoco lo fanno dopo aver chiesto tutte le autorizzazioni del caso e, in quei momenti, sul posto vi è sempre la presenza di un vigile del fuoco o un forestale pronto ad intervenire in caso d'emergenza. Già in passato, compatibilmente con gli impegni quotidiani, abbiamo chiesto ai nostri agenti di Polizia Locale di verificare che in quella zona non fossero presenti campeggiatori".