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Campo largo, prove di unità e offerta di ricette alternative. Un fondo sovrano di sviluppo


Cernobbio non li promuove (di nuovo), ma loro, i leader del centrosinistra, si difendono, arringano, si spalleggiano. A "parlare" sono i numeri del sondaggio annuale rivolto alla platea del Forum Ambrosetti: in una scala da 1 a 9, il 68,3% dà un voto positivo (dal 6 in su) al governo, mentre solo il 6,8% fa lo stesso con l'opposizione. Resta lontana la legittimazione dell'alleanza progressista da parte del salotto buono dell'economia italiana. In compenso, Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Matteo Renzi non tornano a casa "a mani vuote". All'élite di Cernobbio offrono una prova di unità e ricette «alternative» di futuro. Livellando, rispetto all'edizione scorsa, mi distinguo su quelle domande di cui chiediamo conto a manager e dirigenti nello spazio delle domande e per le quali una sintesi ancora va costruita, a partire dalla patrimoniale.

L'arringa

Se le percentuali non cambiano, anzi peggiorano - chi dà all'opposizione un voto da 1 a 3 passa dal 56% circa del 2025 al 67,7% del 2026 - mutata è semmai la reazione dei diretti interessati. Che va oltre l'elenco dei dati sulla produzione industriale e la crescita che non sorridono a Meloni. «Ci mettete sempre a nostro agio», dice, ironico, al "pubblico" Angelo Bonelli. Lo richiamerà in causa parlando del generale Vannacci: «Vedere che in questo Paese c'è una destra che mette in discussione i principi fondanti delle democrazie, penso che dovrebbe preoccupare anche voi». Poi sfodera il pacchetto di proposte sull'energia - all'interno c'è anche un fondo di garanzia pubblico «per abbassare il costo del capitale sui grandi processi di decarbonizzazione» - e sull'Ucraina: «Serve costruire un percorso di pace partendo dal presupposto che è stata la Russia a invadere». Infine, la chiusa: «A prescindere dalla vostra valutazione, sono convinto che vinceremo le elezioni».

A «rassicurare» la platea di «addetti ai lavori», come li chiama, ci pensa anche il presidente M5S, in collegamento: «Abbiamo già lavorato insieme e accumulato proposte significative in vari ambiti, penso alla legge sul conflitto di interessi». Nel menù del governo del futuro, Conte infila il Fondo nazionale di sviluppo per far crescere il Paese e l'indicizzazione degli scaglioni Irpef. Se i colleghi pungolano il pubblico, il leader di Italia viva intona un vero e proprio «j'accuse»: «Nessuno dice niente sul fatto che il ministro dell'Economia ha sbagliato i conti sul deficit e sul fatto che ha deciso il golden power contro Unicredit mettendo Bpm in mano ai francesi. Tutti zitti? Se è questo il governo che volete».

Sui tempi delle primarie, l'ex premier lancia la palla nel campo avversario, pur proponendo l'election day a maggio: «Voi chiedete al centrosinistra, ma è la Meloni che decide quando si vota. Qui arriverà Salvini: chiedetegli se intende ritardare anche le elezioni come i treni». Lui, che ambisce a costruire la Casa dei riformisti, riparte dai dati degli alleati sui fallimenti del governo Meloni - «inoppugnabili» - ma rilancia un «ceto medio act» e un «contratto alla tedesca» per suggellare il programma di governo tra forze che «vengono da storie diverse che nessuno vuole cancellare». Un punto, quest'ultimo, che non scalda gli altri leader.

A chiudere Elly Schlein, che sugli esiti del sondaggio, a margine, glisserà: «Convinceremo gli italiani, c'è ansia di riscatto». Al Forum, la leader dem, oltre ai cavalli di battaglia - un nuovo piano di investimenti comuni Ue e il superamento dell'unanimità a Bruxelles, porta proposte su come spendere i 14 miliardi concessi dalla flessibilità Ue: 2 miliardi sul conto termico; 3 per l'efficientamento delle case popolari; 4 per l'elettrificazione dei processi industriali. E ancora, 3 per il trasporto di massa e 2 per sostenere lo sviluppo delle reti di accumulo. Nel secondo atto del confronto, non visibile alla stampa e riservato alle domande, i quattro alleati si spalleggiano, spinti dal parterre a esprimersi su nucleare, patrimoniale e spese in Difesa.

«Quando ci siamo stati noi al governo avete avuto i risultati migliori per il vostro business», incalza Renzi che, al pari di Conte, rivendica le misure messe a punto da premier. Nessuna chiusura alla ricerca sul nucleare, ma la convinzione che «a livello di costi-benefici oggi non convenga». Sulla patrimoniale, le ricette si mescolano, ma senza contrasti: i leader di Iv e M5S fermi sul no (anche se Conte punta sulle «speculazioni») e Bonelli orientato a intervenire sui «grandi patrimoni». Alla leader dem il compito della sintesi: «Di politica fiscale discuteremo, ma da prima forza dell'opposizione faccio notare che tre anni fa nessuno, giustamente, avrebbe scommesso che saremmo arrivati qui insieme». E sull'Ucraina: «Serve che ci sia un tavolo dove sia rappresentata. E lo dice chi non ha fatto mai mancare il sostegno alla sua difesa».

Resta il tema del perimetro della coalizione: «Le attuali opposizioni sono minoranza nel Paese, il civismo è l'unica novità», ha detto, da Roma, il leader di Progetto civico, Alessandro Onorato. Intanto, ieri, il banco di prova di Cernobbio: ad ogni giorno il suo travaglio.

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