
Uno degli striscioni degli abitanti del campo rom di via Chiesa Rossa

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La nuova deadline è fissata al 31 agosto. Tra sei giorni. E stavolta non dovrebbero esserci ulteriori rinvii per lo smantellamento definitivo dell’insediamento rom di via Chiesa Rossa. Il condizionale resta d’obbligo, visto che già un anno fa l’ordinanza consegnata ai residenti imponeva l’abbandono entro il 30 settembre. Nel frattempo, sono trascorsi dodici mesi. Non invano.

Il campo rom di Chiesa Rossa
Le interlocuzioni continue tra gli abitanti del Villaggio delle rose e il Comune sono andate avanti, con il coinvolgimento del Municipio 5 e delle associazioni di rom e sinti: in molti hanno accettato le soluzioni abitative alternative, tanto che il numero di residenti (180 quelli censiti nel febbraio 2025, quasi di tutti di nazionalità italiana e di residenza milanese) si è sensibilmente ridotto.
Tuttavia, restano una cinquantina di persone, che ieri mattina hanno incontrato i funzionari dei Servizi sociali di Palazzo Marino e gli agenti della polizia locale nel corso di uno dei sopralluoghi programmati dall’amministrazione per chiudere la questione nei tempi previsti: pare che gli “irriducibili” abbiano ribadito la loro intenzione di non andarsene.

Restano circa 50 persone all'interno dell'insediamento abusivo
Manca meno di una settimana alla data segnata sul calendario, anche se la complessità della situazione richiederà comunque un’analisi approfondita da parte delle forze dell’ordine, pure in sede di Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, prima dell’eventuale sgombero di chi sceglierà di restare fino alla fine.
Detto questo, a settembre dovrebbero iniziare le fasi preliminari per la successiva bonifica dell’intera area. Tradotto: il tempo stringe, e non si vedono all’orizzonte altre strade percorribili (compresa quella che porta a una cooperativa). Senza dimenticare che prima il Tar e poi il Consiglio di Stato hanno negato la sospensiva cautelare della misura “contingibile e urgente” datata 6 agosto 2025: i giudici hanno parlato di “condizione di degrado acclarata”, aggiungendo che Palazzo Marino ha agito “nell’interesse esclusivo delle famiglie” che occupano il campo.
L’iter è scattato con la delibera varata dalla Giunta Sala il 19 dicembre 2024: nelle premesse, sono stati evidenziati i “numerosi episodi di criticità per la sicurezza urbana e di illegalità, che hanno provocato più volte grave turbativa all’interno del campo anche attraverso la commissione di reati”. E ancora: occupazioni abusive che hanno ampliato le dimensioni dell’insediamento ben oltre le 47 piazzole inizialmente autorizzate nel 1999; frequenti sversamenti di liquami in superficie per “la non adeguatezza degli impianti fognari progettati e realizzati per un numero inferiore di persone presenti”; e allacci abusivi alla rete elettrica per “la quasi totalità dei nuclei familiari”, con inevitabile esposizione degli stessi abitanti e degli operatori delle società di gestione “ad elevato rischio di incendio e di elettro folgorazione”.
Da qui la necessità di chiudere il Villaggio delle rose, nel solco di altri provvedimenti analoghi che tra il 2013 e il 2024 hanno portato allo smantellamento di ventiquattro insediamenti, di cui quattro dei sette autorizzati (Novara, Idro, Bonfadini e Martirano) e venti irregolari.
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