Eterna domanda: costa di più acquistare al mercato o al supermercato? Prima di rispondere, però, è necessaria una premessa. Secondo i dati del Centro consumatori Italia, infatti, i prezzi degli alimenti hanno registrato un'impennata di circa il 25 per cento rispetto al periodo precedente alla forte ondata inflazionistica iniziata nel 2021 e ulteriormente aggravata, nel 2022, dall’invasione russa dell’Ucraina. I rincari hanno interessato soprattutto beni di prima necessità come la carne e il pesce. Tradotto in numeri, nel 2026 riempire il carrello della spesa costa in media 1.824 euro in più rispetto al 2021.
"Scatolette colorate, carni rosa congelate, c'è di tutto intorno a me", canta Lucio Battisti nel brano Supermarket (1971). Proprio come suggeriscono questi versi, quando si va a fare la spesa la scelta è sempre più ampia, ma il portafoglio tende a restringersi. L'istantanea scattata dal Centro consumatori Italia, relativa all'aumento dei prezzi dei prodotti agroalimentari negli ultimi cinque anni, mostra infatti che la spesa media mensile di una famiglia è passata dai 480 euro del 2021 (dato Istat) ai 632 euro di febbraio 2026. Si tratta di un incremento di 152 euro al mese, pari a 1.824 euro in più all'anno (+32 per cento).
Secondo un'indagine di Nomisma, nel 2025 le filiere delle carni in Italia hanno generato 13,8 miliardi di euro di produzione agricola, di cui 8,8 miliardi riconducibili alle sole carni bovine e suine. I numeri parlano chiaro: gli italiani amano la carne. Un rapporto del Censis rivela che il 96,5 per cento dei cittadini dichiara di consumarla: tra questi, il 45,9 per cento lo fa regolarmente, mentre il 50,6 per cento la mangia di tanto in tanto. E questo nonostante l'innegabile aumento dei prezzi. Negli ultimi cinque anni, il pollo intero è passato da 4,22 a 7,60 euro al chilo, mentre le cosce di pollo sono salite da 3,70 a 6,95 euro. Il prezzo del macinato di vitello? È aumentato da 7,99 a 14,50 euro al chilo.

Ma gli italiani preferiscono acquistare la carne in macelleria, nelle botteghe dei mercati rionali o al supermercato? Secondo un'analisi di Altroconsumo, il 79 per cento degli italiani sceglie la macelleria. Una preferenza che si traduce inevitabilmente in una spesa più elevata, per diversi motivi: dalla macinatura effettuata al momento alla possibilità di scegliere il taglio da macinare, dalla filiera più corta e dalla maggiore tracciabilità fino al servizio personalizzato e ai costi di gestione più elevati.
Così, se nel banco macelleria di una grande catena di supermercati e ipermercati come Carrefour il macinato bovino viene venduto a circa 12-13 euro al chilo nelle confezioni convenienza, in una macelleria tradizionale il prezzo oscilla tra i 16 e i 22 euro al chilo, con punte ancora più elevate nel caso di razze pregiate o carni selezionate.
Se parliamo soltanto di prezzi, è innegabile che nei discount o nei supermercati più competitivi, soprattutto durante le promozioni, si possano trovare le offerte più convenienti. "Ma se, oltre al prezzo, si considera anche il livello qualitativo, il discorso cambia", spiega a Dossier Today.it Gloria Nossa, addetta alla vendita dell'azienda agricola biologica Ridibio di Calvenzano (Bergamo). Ed entra quindi nel dettaglio: "Se cerchi, ad esempio, un petto di pollo italiano proveniente da una filiera controllata, è probabile che tu possa trovarlo a un prezzo pari o persino inferiore al mercato o in una bottega. Lo stesso vale per i salumi".

A questo proposito, i dati diffusi da Assica, l'Associazione industriali delle carni e dei salumi aderente a Confindustria, relativi alla produzione e ai consumi del settore nel 2025, evidenziano una netta preferenza degli italiani per il prosciutto cotto, che rappresenta il 28,1 per cento del totale dei salumi consumati. Seguono il prosciutto crudo stagionato (21 per cento), la categoria mortadella e wurstel (19,6 per cento), il salame e la bresaola rispettivamente con l'8,3 per cento e il 2,4 per cento.
Tornando alla carne, Nossa sottolinea: "Se si opta per il biologico, è vero che il prezzo al mercato può essere più elevato, ma anche la qualità è superiore. Lo stesso ragionamento vale per molti prodotti non biologici: una carne di pregio venduta al supermercato viene spesso proposta a prezzi elevati, mentre al mercato o in macelleria si possono trovare prodotti con filiera controllata, carne prevalentemente italiana e, in molti casi, lavorata direttamente dal macellaio".

Un altro aspetto tutt'altro che trascurabile è la freschezza della carne. "Tempo fa in macelleria ho acquistato un pezzo di vitello per preparare il vitello tonnato, ma l'ho cucinato solo quattro giorni dopo. Eppure, la carne era ancora perfettamente fresca. Se l'avessi acquistata al supermercato, avrei dovuto consumarla molto prima". Anche su Reddit molti consumatori raccontano di acquistare il pollo e il maiale al supermercato, dove i prezzi sono generalmente più convenienti, riservando invece la macelleria ai tagli di qualità. "I macellai sono più costosi, me se sei un vero amante della carne ne vale la pena, almeno per concedersi uno sfizio ogni tanto", scrive un utente.
Tuttavia è bene ricordare che il confezionamento sottovuoto o in atmosfera modificata può, in alcuni casi, prolungare sensibilmente la conservazione rispetto alla carne semplicemente incartata.
Proseguiamo la nostra spesa e fermiamoci al banco del pesce. Secondo la già citata indagine di Altroconsumo, in Italia circa il 50 per cento delle persone acquista il pesce in pescheria. Dallo studio emerge anche quali sono gli aspetti più considerati al momento dell'acquisto: l'aspetto visivo (72 per cento), le modalità di conservazione (53 per cento) e la provenienza geografica (34 per cento).
La stessa Altroconsumo, lo scorso gennaio, ha presentato i risultati della classifica annuale dei supermercati, discount e insegne locali più apprezzati dagli italiani. Per la qualità del pesce, ma anche della carne, la scelta ricade su Borello Supermercati, realtà piemontese che opera nel settore della grande distribuzione dal 1972.

Come rileva Ismea, l'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare, nel segmento del pesce fresco i consumatori tendono a essere più fedeli al punto vendita, che si tratti della pescheria o del banco pesce del supermercato, piuttosto che al marchio del prodotto. Resta però una domanda: dove si risparmia di più? "Bisogna riconoscere che, in diversi casi, i prezzi sono allineati a quelli delle principali insegne della grande distribuzione organizzata (Gdo), come Coop o Esselunga", risponde l'esperta.
Sul versante dei prezzi: l'orata allevata può costare tra i 13 e i 18 euro al chilo in pescheria e tra i 9 e i 14 euro al chilo al supermercato; la sogliola tra i 20 e i 35 euro al chilo in pescheria e tra i 12 e i 25 euro al chilo al supermercato; il rombo tra i 30 e i 45 euro al chilo in pescheria e tra i 20 e i 35 euro al chilo al supermercato. "Consideriamo però che il pesce venduto in pescheria o al mercato ha un livello qualitativo diverso, grazie a una filiera più corta", spiega Nossa.

Ma quali sono i prodotti più richiesti? La risposta dell'addetta alla vendita dell'azienda agricola biologica Ridibio arriva immediata: "Direi quelli più tradizionali, come le orate, i branzini, i merluzzi e le acciughe, oltre ai molluschi, ad esempio le cozze. Fermo restando che, così come per la carne, molti clienti acquistano il pesce al mercato una volta alla settimana e, se necessario, lo congelano per consumarlo nei giorni successivi".
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