

La decisione del ministro della Giustizia dopo la sentenza della Consulta. Smontata di fatto la linea del governo finora mantenuta
Con oltre un anno e mezzo di ritardo, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha chiesto alla Procura generale di Roma di procedere al mandato d’arresto contro il generale libico Osama Najeem Almasri, come richiesto dalla Corte Penale internazionale. La Procura generale di Roma ha quindi investito della questione la Corte d’appello per le procedure del caso. L’atto di Nordio arriva ormai fuori tempo massimo: Almasri si trova ormai in Libia, dov’è stato condannato per accuse simili (seppur edulcorate rispetto ai crimini di guerra e contro l’umanità contestati dall’Aja). Di fatto, il provvedimento non avrà alcun effetto pratico, a meno di un suo improbabile ritorno in Italia.
La decisione di Nordio segna una netta inversione di rotta imposta dalla Corte costituzionale. Nel gennaio 2025, infatti, fu proprio l’inerzia del ministro di fronte alla richiesta dell’Aja a provocare la scarcerazione del generale e il suo immediato rientro in patria con un volo di Stato. La vicenda scatenò furiose polemiche e un’inchiesta penale per omissione d’atti d’ufficio a carico di Meloni, i ministri Nordio e Piantedosi e il sottosegretario Mantovano. Un processo poi bloccato dalla Camera, che negò l’autorizzazione a procedere per gli ultimi tre, mentre per la premier il tribunale dei ministri dispose l’archiviazione.
Nel frattempo, però, la Consulta ha smontato la linea del ministero, stabilendo che il Guardasigilli ha l’obbligo di trasmettere “immediatamente” le richieste della CPI, potendosi opporre solo per tutelare principi costituzionali preminenti. Un “passacarte” in sostanza. Concetto che Nordio aveva nettamente rifiutato come etichetta durante tutta l’inchiesta.
Caso Bartolozzi, la Consulta dichiara ammissibile il conflitto d’attribuzione sollevato dalla Camera: prima vittoria per il centrodestra
Almasri e il suo mancato arresto: ora la Corte europea dei diritti dell’uomo apre un fascicolo contro l’Italia
Caso Almasri: Italia deferita all’assemblea della Corte penale internazionale per mancata cooperazione
Messo all’angolo dalla sentenza, Nordio non ha potuto fare altro che trasmettere le carte. Una mossa che evidenzia un controsenso politico: se oggi il ministro non ha ravvisato ostacoli legati alla sicurezza nazionale o alla Costituzione per dare seguito all’arresto, cade anche la linea difensiva usata a suo tempo dall’esecutivo e dalla maggioranza per giustificare il mancato intervento.