Home > Politica > Caso Delmastro, la Camera nega l’autorizzazione all’utilizzo delle chat con Caroccia: bagarre e proteste in aula
Le opposizioni: “Stanno scudando un amichetto del partito”. Scontro tra Bignami e Conte
No all’autorizzazione a procedere per l’utilizzo delle chat tra l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e l’imprenditore Mauro Caroccia, indagato per legami con il clan Senese. L’aula della Camera mette fine alla vicenda che ha alimentato lo scontro politico negli ultimi mesi. Lo scrutinio segreto, chiesto dall’opposizione, questa volta non regala sorprese e dà il via libera alla relazione di maggioranza che nega l’autorizzazione richiesta dalla Procura di Roma.
Prima del voto, in aula, si scatena una inevitabile bagarre, tra proteste simboliche e accuse reciproche tra centrodestra e centrosinistra e proteste simboliche. Pronti via, i deputati di Avs si bendano gli occhi con delle fasce bianche, al termine dell’intervento della collega Elisabetta Piccolotti, che spiega: “È una barbarie impedire le indagini sulla mafia” e “non potete chiudere gli occhi agli italiani, non si può bendare l’Italia”. Poi in aula intervengono anche i leader del ‘campo largo’ Elly Schlein e Giuseppe Conte, che attacca per primo: la maggioranza “sta scudando un amichetto di partito” e “macchia così le istituzioni”, ma “c’è un’altra Italia e toccherà a noi tirare fuori le istituzioni dalle sabbie mobili in cui le avete precipitate. Toccherà a noi istituire in Italia un’altra idea e un’altra pratica di giustizia”, aggiunge, notando che “non c’è un ministro o un sottosegretario che rappresenti il governo, Meloni non ci mette la faccia“.

Subito dopo l’intervento del leader M5S, parte una protesta simultanea nelle aule di Camera e Senato, da parte dei parlamentari del Movimento: sventolano i cellulari per richiamare la campagna #fuorilechat promossa in queste settimane dal Movimento. “Un po’ di dignità, fuori queste chat, tirate fuori i cellulari. Forza”, l’invito di Conte, mentre nello stesso momento, a Palazzo Madama, i senatori cinque stelle urlano “Fuori le chat, fuori le chat” con il telefono in mano, mentre il capogruppo Pd Francesco Boccia deve interrompere la sua dichiarazione di voto sulle comunicazioni del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e la presidente di turno del Senato sospende la seduta per alcuni minuti.

Per la segretaria del Pd Schlein “stiamo per dare un voto che dirà molto non solo sulla vicenda Delmastro ma anche sul rapporto tra Parlamento e magistratura, su come si intendono le prerogative dei parlamentari e più profondamente sull’idea che della legalità ha la maggioranza che in questo momento governa il Paese e che mette in pratica quando a essere coinvolto è uno dei suoi esponenti. Due pesi e due misure: giustizialisti con gli avversari e ipergarantisti sempre con i propri colleghi di partito”, continua, precisando che “Nessuno, e vorrei essere chiara, sta chiedendo a quest’aula di fare un processo. Non è il nostro mestiere. Non è il nostro mestiere nemmeno anticipare sentenze di condanna o di assoluzioni. Noi stiamo chiedendo solo di far fare il mestiere ai magistrati, il loro mestiere, di far fare ai parlamentari della Giunta per le autorizzazioni il loro mestiere”, si chiede “in sostanza di non far saltare un processo per fatti connessi alla mafia”.
Ma lo scontro si accende soprattutto quando interviene il capogruppo FdI Galeazzo Bignami, che attacca frontalmente Conte: “Ha citato l’articolo 78, che è quello della dichiarazione di guerra: onorevole Conte, mi cade sull’articolo 78. Ma ci sta perché Conte è esperto in diritto privato, si occupa di intermediazioni, magari immobiliari, o magari delle mascherine“, ha aggiunto con sarcasmo, spostando l’attenzione sulla gestione del Covid: “fuori le chat di Conte sugli appalti delle mascherine”.

Il capogruppo FdI mette nel mirino Conte anche sotto un altro aspetto: “Lui cita spesso Paolo Borsellino ma con franchezza le dico che per noi fu una sconfitta il fatto che l’Msi nel maggio del 1992 non riuscì a fare eleggere Paolo Borsellino, presidente della Repubblica. Lo votò e non venne eletto e per noi quella è una sconfitta perché se fosse stato presidente della Repubblica Paolo Borsellino sarebbe qui con noi a combattere le battaglie buone e giuste, a combattere le battaglie per l’Italia. La sinistra fece eleggere Oscar Luigi Scalfaro che un anno dopo liberò 300 mafiosi al 41 bis”. Parole che sollevano proteste e urla dai banchi delle opposizioni, che costringono la presidente di turno, la dem Anna Ascani, a richiamare all’ordine diversi deputati. “Serve rispetto per un presidente della Repubblica” e “non si può offendere la più alta carica dello Stato”, dice la stessa Ascani a Bignami, richiamandolo all’ordine quando il deputato insiste: “Quei 300 mafiosi liberati da Oscar Luigi Scalfaro, per la battaglia vinta dalla destra italiana, furono riportati in galera dall’allora ministro Conso”.
A chiudere la partita è il voto dell’aula. Contro l’autorizzazione a procedere vota anche Futuro nazionale perché, spiega il generale Roberto Vannacci durante una conferenza a Montecitorio, “noi siamo contrari ai privilegi della casta” ma “per quanto riguarda Delmastro non c’è alcuna attività giudiziaria in atto, non è indagato, e si chiede di rilasciare delle conversazioni private in maniera del tutto arbitraria“. La Camera nega l’utilizzo delle conversazioni con 206 voti favorevoli e 133 contrari. Le chat restano in cassaforte.