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Caso Epstein, la Procura di Roma indaga sugli italiani nei files


L'inchiesta, al momento a carico di ignoti, mira ad accertare se vi siano stati episodi di natura sessuale riconducibili a nostri connazionali o da persone che abbiano agito in Italia, presenti dei documenti sul finanziere americano, morto nel 2019, condannato per traffico di minorenni. L'indagine è partita lo scorso marzo dopo l'esposto dell'associazione "Differenza Donna"

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La Procura di Roma ha aperto un fascicolo di inchiesta sugli italiani presenti nei file relativi alla vicenda di Jeffrey Epstein, il finanziere americano, morto in carcere nel 2019, condannato per gravi reati sessuali e traffico internazionale di minorenni. Partendo dagli archivi di Fbi e Dipartimento di Giustizia Usa l'indagine, per ora avviata nei confronti di ignoti, mira ad accertare se vi siano stati episodi di natura sessuale riconducibili a nostri connazionali o da persone che abbiano agito in Italia.

L'indagine partita dall'esposto di un'associazione

La rogatoria partita da Roma all'indirizzo delle autorità statunitensi risale a diversi mesi fa e si pone come obiettivo l'acquisizione della documentazione relativa alla vicenda, inclusi gli atti che ancora non sono stati resi pubblici. L'indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Maurizio Arcuri, nasce dall'esposto presentato il 26 marzo scorso dall'associazione 'Differenza donna' che chiedeva "l'avvio di indagini su possibili reati transnazionali di tratta, violenze sessuali e sfruttamento sessuale di donne, ragazze e minori connesse ai documenti resi pubblici dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti d'America". Secondo quanto sostenuto nell'esposto, i documenti avrebbero rivelato "ricorrenze" di soggetti italiani, in particolare "spostamenti e relazioni in località italiane, come Capri, la Costiera Amalfitana, la Costa Smeralda, Milano e Roma, nonché contatti con soggetti inseriti in circuiti economici e sociali di rilievo internazionale che potrebbero aver svolto un ruolo nella rete di sfruttamento e di stupri".

Differenza donna: "Passaggio importante"

L'Italia si unisce così ad altri Paesi che intendono fare luce sulla maxi-inchiesta che negli ultimi anni ha fatto emerge il coinvolgimento di nomi illustri, portando a scandali capaci di travolgere anche l'ex principe britannico Andrea, fratello di Re Carlo III. Sull'apertura del filone italiano, l'associazione 'Differenza Donna" ha parlato di "passaggio importante" perché, si legge, "se esistono fatti che riguardano il nostro Paese, devono essere ricostruiti e accertati con rigore, mettendo al centro le donne e le ragazze eventualmente coinvolte ma anche il sistema di influenza economica e politica che si porta con sé". L'associazione precisa anche che "la presenza di un nome in un documento o la frequentazione di Epstein non costituiscono, di per sé, prova di responsabilità penale" e sottolinea che "è indispensabile un'indagine rigorosa, capace di distinguere le relazioni personali o sociali da condotte penalmente rilevanti".

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A tirare in ballo i nomi di alcuni italiani era stato Thomas Massie, deputato repubblicano per il Kentucky, che nei giorni scorsi ha chiesto al Congresso che fosse aperta un'indagine. Tra i soggetti citati dal politico spicca il nome di Lapo Elkann, che tuttavia respinge duramente qualsiasi illazione. "Ci sono temi sui quali non si può e non si deve transigere. Vedere il proprio nome accostato a quello di Jeffrey Epstein, in assenza di elementi che giustifichino tale associazione, è inaccettabile", ha detto l'imprenditore aggiungendo di essere "in ogni momento, a completa disposizione delle autorità competenti per fornire ogni elemento, chiarimento o informazione che dovesse essere ritenuto utile". Elkann ha poi precisato di aver incontrato Epstein due volte in totale: "La prima a New York, ai tempi in cui ero assistente di Henry Kissinger, in un contesto pubblico in cui erano presenti figure del mondo della politica e della finanza e una seconda volta a Roma a un evento di business legato a Brasilinvest". "Come facilmente verificabile negli archivi pubblici, i cosiddetti 'Epstein Files', non c'è nessuna corrispondenza diretta tra me e lui", ha concluso l'imprenditore.

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