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Castro alla Roma, il messaggio dei Friedkin al campionato: colpo da 35 milioni


Il “Torito” è finalmente nell’arena. Oltre trecento innamorati della Roma lo hanno accolto come una star ieri a mezzanotte meno dieci, trasformando il varco della stazione Termini di Via Marsala in una corrida tra sciarpe giallorosse, cori urlati al cielo e cellulari in aria per conservare un primo ricordo del primo colpo di mercato. Lo chiamano così Santiago Castro, il piccolo toro, perché agli argentini ha sempre ricordato Lautaro: a Gasperini basterebbe molto meno per trasformare questo investimento in rendita offensiva. Non è il trequartista con spiccate doti offensive che tutti s’aspettavano (e che il tecnico chiede da un anno), bensì un centravanti di lotta e di governo, uno di quelli capace di gettarsi nel fango con la stessa naturalezza con la quale fiuta la porta. È un vice Malen pagato 35 milioni di euro più bonus - mica spicci, direbbero a Roma - comprato dal Bologna con tanto di 10% garantito sull’eventuale futura rivendita. È questo il messaggio che Friedkin ha voluto spedire al campionato e probabilmente anche all’Europa calcistica intera: la sua Roma, “tradita” da Celik, stretta nella morsa di pretese esagerate per ciascuno degli obiettivi puntati (50-60 milioni), rifiutata da Summerville e dribblata prima ancora da Greenwood, compra alle sue condizioni e quando ritiene giusto farlo. Se serve, anche senza badare a spese. Castro parte per essere un centravanti di scorta, a meno che Malen non cambi posizione. Ed è stato trattato come un bene di lusso alla luce dei soli 16 gol in 79 partite di Serie A. Però serviva, eccome se serviva, soprattutto in una stagione che si preannuncia logorante tra ambizioni d’alta classifica in A, necessità di fare bella figura in Coppa Italia (trofeo che manca dal 2008) ed esigenza, anche economica, di fare strada in Champions. E poi piaceva, eccome se piaceva, all’allenatore, il centro di gravità permanente di questo nuovo progetto. Gasp viene seguito anche nelle indicazioni di mercato dopo le divergenze con Massara della passata stagione: il club, adesso, effettua dei tentativi soltanto per i calciatori che lui suggerisce.

Dvovbyk a Bologna incastro perfetto

Santiago effettuerà le visite mediche stamattina, poi pronuncerà le prime parole da romanista. La squadra tornerà a Trigoria solamente domani pomeriggio, oggi è l’ultimo dei due giorni di riposo post Cannes. Alla ripresa degli allenamenti l’argentino sarà in campo senza particolari gestioni dei carichi: ha già fatto la prima parte di ritiro col Bologna e ha una voglia matta di tuffarsi nella nuova avventura. Questa operazione è parallela a quella che ha portato Dovbyk a Bologna, anche se in qualche modo i due affari hanno finito per intersecarsi, influenzando l’uno il costo dell’altro. Il Bologna chiedeva 40 milioni e ha abbassato le pretese perché la Roma, pur di chiudere, ha accettato di spedire Artem in prestito con diritto di riscatto a 17 milioni di euro. Il presupposto dell’estate giallorossa era che Dovbyk fosse venduto visto il suo stipendio ingombrante (3,5 milioni netti) e i 40 milioni spesi nel 2024 per acquistarlo; accettare questo compromesso, con il rischio di ritrovarlo a Trigoria tra dodici mesi, è stata però la chiave per sbloccare Castro. Una piccola conquista il ds D’Amico l’ha ottenuta: non parteciperà all’ingaggio dell’ucraino. Il 21enne di San Martín ha accettato senza indugi la proposta da circa 2 milioni di stipendio pervenuta da Trigoria; il passaggio a Roma lo ha considerato fin dai primi colloqui un’occasione irrinunciabile, anche se dovrà scalare una gerarchia o convincere il tecnico a cambiare modulo (da 3-4-2-1 a 3-4-1-2?). Al contrario, Dovbyk sarebbe corso tra le braccia del mentore De Rossi al Genoa. Alla fine, sentendosi scaricato, ha preso l’uscita per Bologna. Risolutiva la chiamata di Tedesco: gli ha promesso una seconda vita da bomber. ©riproduzione riservata


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