
L’acqua è un diritto, una risorsa naturale, un bene comune. Ma è anche sempre più una merce, un fattore economico e una questione geopolitica. E quando diventa scarsa, controllare chi può utilizzarla e a quali condizioni significa anche esercitare potere.
È da queste contraddizioni che partirà “Acqua in tempi di guerra”, l’incontro in programma martedì 22 settembre, dalle 21, a Materia Spazio Libero, in via Confalonieri 5 a Castronno. La serata, organizzata da Materia e Alfa, sarà anche l’occasione per presentare l’Almanacco 2026 di Equilibri, interamente dedicato all’acqua.
A confrontarsi saranno Paolo Mazzucchelli, presidente di Alfa, l’economista Alessandro Lanza, il geografo Filippo Menga e l’imprenditore Giuseppe Santagostino. Quattro punti di osservazione diversi per ragionare su una risorsa che incrocia cambiamento climatico, disuguaglianze, economia e trasformazioni geopolitiche.
Uno dei fili della serata sarà proprio quello sviluppato da Filippo Menga, professore di Geografia all’Università di Bergamo e studioso di geopolitica dell’acqua, nel suo contributo all’Almanacco. Il punto di partenza è un paradosso molto concreto: l’acqua è indispensabile alla vita, ma negli ultimi decenni ha assunto sempre più le caratteristiche di una merce. Si compra e si vende, genera profitti, diventa un asset economico; mentre l’accesso alla risorsa continua a essere profondamente diseguale.
Menga invita soprattutto a spostare lo sguardo dalla responsabilità del singolo alle scelte collettive e ai grandi meccanismi economici. Il cittadino viene continuamente invitato a chiudere il rubinetto mentre si lava i denti, fare docce più brevi e non sprecare acqua. Comportamenti utili, certo, ma insufficienti a spiegare una crisi nella quale pesano enormemente agricoltura, industria, infrastrutture e modalità di gestione della risorsa.
La questione diventa ancora più evidente quando l’acqua entra pienamente nei meccanismi del mercato. Nel contributo pubblicato sull’Almanacco, Menga ricostruisce il processo che negli ultimi decenni ha portato alla privatizzazione di servizi idrici in diverse parti del mondo e ricorda anche l’ingresso dell’acqua nei circuiti della finanza. Al tempo stesso analizza il ruolo delle grandi imprese e il rischio che la retorica della sostenibilità e del “green” finisca per nascondere le disuguaglianze nell’accesso alla risorsa.
Il tema non riguarda soltanto luoghi lontani. Significa interrogarsi su chi decide come utilizzare l’acqua, quali usi abbiano la priorità e quale equilibrio debba esserci tra interesse pubblico, attività economiche e tutela dell’ambiente. Domande destinate a diventare sempre più importanti anche nei territori ricchi d’acqua.
Ed è qui che il titolo scelto per l’appuntamento di Materia, “Acqua in tempi di guerra”, acquista un significato più ampio. L’Almanacco affronta infatti anche il rapporto tra acqua e conflitti: non soltanto come possibile elemento di tensione tra Stati, ma come infrastruttura strategica, strumento di pressione e, nei conflitti armati, risorsa che può diventare parte dello scontro. Un altro contributo del volume sottolinea però come parlare semplicemente di “guerre per l’acqua” rischi di essere fuorviante: la scarsità idrica non determina automaticamente una guerra e la cooperazione nella gestione dei bacini condivisi può, al contrario, diventare uno strumento di stabilità.
La serata del 22 settembre proverà quindi a tenere insieme le diverse dimensioni di una stessa questione: l’acqua che esce dal rubinetto di casa, quella necessaria alle imprese e all’agricoltura, quella minacciata dal cambiamento climatico e quella che attraversa confini, interessi economici e conflitti.
Perché dietro un gesto apparentemente semplice come aprire un rubinetto c’è una delle grandi questioni politiche, economiche e ambientali del XXI secolo.
L’appuntamento è lunedì 22 settembre alle 21 a Materia Spazio Libero, in via Confalonieri 5 a Castronno. La partecipazione è gratuita, con prenotazione.
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