Il tasso di crescita programmatico per il 2026 è stato invece aggiornato all’1%, rispetto all’originaria prudente stima dello 0,6%. E si attesterà allo 0,8% nel 2027, 0,9% nel 2028 e 0,8% nel 2029.
L’extradeficit della clausola per le spese su energia e difesa si aggiunge al peso di cassa del Superbonus e rimanda di un altro anno il ritorno a un debito in discesa nel suo rapporto rispetto al Pil. Il peso del passivo (al 138,1% nel 2026), al contrario di quel che era stato previsto nel Documento di finanza pubblica di primavera, crescerà infatti, di quattro decimali, anche nel 2027, quando arriverà al 138,5%, prima di cambiare direzione e ridursi al 137,9% e al 136,7% nei due anni successivi. «Sul debito abbiamo un impatto che deriva dall’andamento degli interessi, prevediamo che il sentiero discendente riprenda dal 2028, quando saranno finite le code per cassa del Superbonus».
I numeri di Dpfp e scostamento, che arriveranno al voto solo martedì 13, definiranno la cornice della manovra. Che sarà «seria», ha voluto ribadire Giorgetti. Quanto alle misure che saranno contenute nella legge di bilancio il ministro dell’Economia puntualizza che «la mia risposta è probabilmente diversa da un mese fa, l’approccio deve essere un attimino più prudente» rispetto alle cose «annunciate»
Nel frattempo si è aperto il negoziato con la Ue sulla richiesta di flessibilità aggiuntiva per reagire all’inflazione, contenuta nella lettera spedita giovedì dalla premier Giorgia Meloni alla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Un negoziato che si annuncia in salita visto che la Ue ha fatto sapere che «in realtà ha già concesso maggiore flessibilità agli Stati membri». Anche se Giorgetti ha chiarito che «la proposta italiana di considerare l’impatto dell’inflazione sul sentiero di spesa non nasce per chiedere una diversa e ulteriore flessibilità, ma per richiamare l’attenzione sul fatto che i target dati ai singoli governi 3 anni fa, con un tasso d’inflazione profondamente diverso, non possono non considerare l’impatto dell’inflazione sul sentiero di spesa nominale, è un tipo di rimostranza che fa non solo il governo italiano ma anche altri governi europei con cui l’abbiamo posta» all’Europa.