
Mister Alessandro Diamanti al debutto al ’Manuzzi’

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Le prime uscite bianconere hanno confermato quanto già anticipato a parole: il Cesena targato ’Alino’ Diamanti utilizzerà come modulo prevalente il 4-3-3, parente stretto del 4-2-3-1 proposto da Ashley Cole nell’ultimo scorcio della stagione passata che però non aveva a disposizione i musicisti adatti per suonare quello spartito e i (non) risultati si sono visti. Ora c’è tempo per scegliere gli interpreti giusti per un modulo che è molto distante da quello utilizzato nelle ultime annate targate Domenico Toscano prima e Michele Mignani poi, votati alla difesa a tre e a un centrocampo folto dietro alle classiche due punte.
In cadetteria, per rivedere il cavalluccio disposto con il modulo tanto caro a Pep Guardiola, di cui Diamanti è allievo, occorre risalire alla stagione 2015-2016 quando sulla panchina romagnola c’era seduto Massimo Drago. Con lui il Cesena raggiunse i play off salvo uscire ai preliminari per opera dello Spazia di Mimmo Di Carlo. L’anno successivo le cose non andarono altrettanto bene e il tecnico calabrese fu sostituito a gennaio da Andrea Camplone che modificò la situazione schermando la sua difesa a tre con cinque centrocampisti dietro a due attaccanti.
L’ultimo mister prima del fallimento del 2018 fu Fabrizio Castori che raggiunse una miracolosa salvezza grazie ad un 4-4-1-1, molto pragmatico fatto di verticalizzazioni veloci e grande aggressività in fase di non possesso. Ancora difesa a 4 con Beppe Angelini in serie D nell’anno della ripartenza, mentre Francesco Modesto, la stagione successiva in C propose un inedito, almeno per la Romagna bianconera, 3-4-3 molto spregiudicato, ma che non diede i risultati sperati tanto che a febbraio 2020 arrivò William Viali che rimise a posto il cavalluccio con un più coperto 4-3-2-1.
Poi giunsero le gestioni Toscano e Mignani, simili tra loro nella filosofia ed anche negli interpreti in campo. Oggi si cambia registro e si vira sul 4-3-3 ma la differenza, lo abbiamo già detto, la fa chi scende sul prato verde. Quello caro a Diamanti è un modulo molto propositivo a patto che mezzali ed esterni offensivi siano bravi sia ad offendere che a coprire in fase di non possesso.
Il Cesena è ancora un cantiere aperto: la fotografia al momento dice che davanti, dati per scontati gli arrivi di Debenedetti e Fiori, manca ancora qualcosa sulla corsia destra (D’Andrea?) sempre che non ci sia la partenza di Cristian Shpendi che costringerebbe a cercare in fretta sul mercato anche una punta centrale. In mediana, se dovessero lasciare Cesena sia Tommaso Arrigoni che Michele Castagnetti, occorrerebbe trovare un playmaker alter ego di Luca Schirone, anche se l’ultimo arrivato Pagano può occupare la stessa mattonella e comunque c’è già Gerard Yepes dell’Empoli nel mirino.
Al momento il reparto che sta meglio, al netto di addii eccellenti, Mangraviti e Zaro potrebbero fare le valigie in caso di richieste, è la difesa con appena un punto interrogativo, in avvio di campionato, sulla corsia sinistra visto che Frabotta è rientrato solo giovedì in gruppo dopo l’operazione al calcagno subita a maggio.
Andrea Baraghini
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