Nuova emergenza migratoria al confine meridionale dell'Unione europea. Migliaia di migranti hanno raggiunto l'enclave spagnola di Ceuta dal Marocco, dando vita alla più grave ondata di ingressi irregolari dal 2021. Solo nelle ultime ore centinaia di persone hanno attraversato il valico di frontiera, mentre tra i 1.500 e i 2.000 migranti erano già arrivati nei giorni precedenti.
La risposta di Sanchez
Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha assicurato una risposta immediata all'emergenza migratoria a Ceuta, annunciando la mobilitazione di tutte le risorse disponibili e il rafforzamento della collaborazione con il Marocco.
Il leader socialista, finito nel mirino dell'opposizione di Vox, ha parlato con il presidente della Città Autonoma, Juan Vivas, che gli ha rappresentato la gravità della situazione. Nelle prossime ore il ministro dell'Interno Fernando Grande-Marlaska si recherà a Ceuta, mentre il governo di Madrid ha confermato l'intesa con Rabat per accelerare i rimpatri, attribuendo gli ingressi di massa all'azione delle reti di trafficanti di esseri umani.
L'esecutivo spagnolo ha inoltre escluso che la crisi sia legata ai rapporti diplomatici con il Marocco, definiti "eccellenti". Resta però vivo il ricordo della crisi del maggio 2021, quando oltre 10.000 migranti entrarono a Ceuta in due giorni dopo l'allentamento dei controlli alle frontiere da parte di Rabat durante lo scontro diplomatico sul Sahara Occidentale. Oggi la principale rotta dell'immigrazione irregolare verso la Spagna continua comunque a essere quella delle Isole Canarie.
Il ruolo del Sahara occidentale
Il Marocco considera il Sahara parte integrante del proprio territorio. Il Fronte Polisario (movimento politico e militare del Sahara Occidentale), sostenuto dall'Algeria, chiede invece l'indipendenza del popolo saharawi.
L'ONU continua a considerare il Sahara Occidentale un territorio il cui status definitivo deve ancora essere definito attraverso un processo di autodeterminazione.
La visita ad Algeri
Quando Pedro Sánchez si è recato recentemente ad Algeri, molti osservatori hanno ipotizzato che Rabat potesse interpretare quella visita come un segnale politico. A questo si è aggiunto il dibattito in Spagna sul possibile riconoscimento della cittadinanza ad alcune categorie di saharawi legati all'ex Sahara spagnolo, tema molto sensibile per il Marocco. Tuttavia, il governo spagnolo ha dichiarato che i rapporti con Rabat restano "eccellenti" e ha escluso un collegamento diretto tra questi eventi e la crisi migratoria.
La visita ufficiale di Sanchez ad Algeri aveva come obiettivo quello di ricostruire i rapporti con l'Algeria, per diversi motivi: è uno dei principali fornitori di gas della Spagna, è il principale sostenitore del Fronte Polisario e della causa saharawi, è uno degli attori chiave per la stabilità del Mediterraneo occidentale e del Sahel.
La visita è stata quindi interpretata come un tentativo di ristabilire un equilibrio tra Rabat e Algeri senza rinunciare alla nuova posizione spagnola sul Sahara.

Cittadinanza ai saharawi
Contemporaneamente, il Parlamento spagnolo sta discutendo una proposta che consentirebbe di concedere la cittadinanza spagnola ad alcune categorie di saharawi legati all'ex Sahara spagnolo. La proposta riguarda persone nate quando il Sahara Occidentale era amministrato dalla Spagna o loro discendenti e si fonda sul particolare rapporto storico tra Madrid e il territorio.
Dal punto di vista politico, però, Rabat potrebbe interpretarla come un rafforzamento del legame tra la Spagna e il popolo saharawi, tema estremamente sensibile perché il Marocco considera il Sahara parte integrante del proprio territorio.
La conseguenza
Dopo la visita di Sánchez ad Algeri e il dibattito sulla cittadinanza ai saharawi, migliaia di migranti sono riusciti a entrare a Ceuta. Da qui nasce l'ipotesi avanzata da parte dell'opposizione spagnola, da alcuni media e da diversi analisti: il Marocco avrebbe ridotto la pressione dei controlli alla frontiera per inviare un messaggio politico a Madrid. Questa interpretazione si basa soprattutto sul precedente del 2021, quando Rabat allentò i controlli durante la crisi diplomatica con la Spagna, consentendo l'ingresso di oltre 10.000 persone a Ceuta in due giorni. Molti studiosi definirono quell'episodio un esempio di "weaponized migration", cioè l'utilizzo dei flussi migratori come strumento di pressione diplomatica.
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