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Chi prevede l'andamento del Pil dell'Italia (e perché spesso si sbaglia)


Anche oggi, 30 luglio, ne abbiamo avuto una dimostrazione. L'Italia va meglio di quanto ipotizzato.

Del resto, le previsioni sulla crescita economica italiana (e non solo) rappresentano un esercizio complesso che coinvolge numerosi organismi tecnici. Tant'è che i dati reali spesso divergono dalle stime iniziali.

Oggi, ad esempio, l'Istat ha certificato una crescita del Pil superiore alle attese, confermando ancora una volta la difficoltà di anticipare con precisione l'andamento dell'economia.

Qual è l'organo tecnico che prevede la crescita italiana

In Italia non esiste un unico organismo dedicato esclusivamente alle previsioni economiche, ma diversi enti producono stime regolari sul Pil.

L'Istat (l'Istituto Nazionale di Statistica) rappresenta l'organo tecnico di riferimento per le proiezioni macroeconomiche ufficiali del Paese.

L'istituto diffonde le sue proiezioni con cadenza trimestrale nei mesi di aprile, giugno, ottobre e dicembre, fornendo analisi sull'andamento dell'economia italiana nel contesto europeo.

Ma olltre all'Istat, altri organismi internazionali e nazionali elaborano previsioni: il Fondo Monetario Internazionale (FMI), che ha confermato per l'Italia una crescita del +0,5% sia per il 2026 che per il 2027 nel suo World Economic Outlook di luglio; la Banca d'Italia; il Ministero dell'Economia attraverso il Documento di Economia e Finanza; e centri di ricerca privati come Prometeia, che, per la cronaca, recentemente ha rivisto al rialzo le stime sul Pil 2026 portandole allo 0,7%.

È una prassi consolidata che un organismo corregga se stesso: con i numeri non si bara.

Fatto sta che la moltitudine delle fonti previsionali riflette la complessità dei fattori che influenzano la crescita economica: domanda interna, export, investimenti, consumo delle famiglie, politiche fiscali e contesto internazionale, tanto per citare i principali. 

Ogni organismo che si avventura nei calcoli, poi, utilizza modelli econometrici diversi e pesa in modo differente queste variabili, il che spiega le discrepanze tra le varie stime.

Perché Istat oggi ha certificato che l'Italia cresce più del previsto

La stima preliminare diffusa oggi dall'Istat indica che tra aprile e giugno 2026 il prodotto interno lordo è cresciuto dello 0,2% rispetto ai tre mesi precedenti e dell'1% su base annua, superando le attese degli analisti che prevedevano una sostanziale stagnazione congiunturale. Questo dato ha consentito all'istituto di rivedere al rialzo la crescita acquisita per il 2026, che sale dallo 0,6 allo 0,8%.

Ora: dal punto di vista tecnico, le ragioni di questa "sorpresa positiva" sono multiple.

Dal lato dell'offerta, il contributo positivo è arrivato esclusivamente dai servizi, mentre il valore aggiunto ha registrato una flessione sia nell'industria che nell'agricoltura. La domanda interna, al netto delle scorte, ha fornito poi un contributo positivo alla crescita del Pil, mentre la componente estera netta ha avuto un effetto negativo: sono soprattutto consumi e investimenti domestici ad aver sostenuto l'attività economica.

Questo scenario illustra perfettamente perché le previsioni spesso si rivelano imprecise.

I modelli previsionali tendono a sottostimare la resilienza della domanda interna e a sovrastimare l'impatto negativo delle tensioni commerciali internazionali soprattutto sul manifatturiero italiano.

Inoltre, la volatilità dei servizi – settore particolarmente rilevante per l'economia italiana – introduce un margine di incertezza difficile da catturare nei modelli econometrici tradizionali.

Che dire? La nota che accompagna i dati Istat di oggi segnala comunque un "lieve rallentamento congiunturale" rispetto all'inizio dell'anno, confermando che la crescita italiana prosegue ma a ritmo moderato, con il motore economico che continua a girare a basso regime.

Tuttavia, la premier Giorgia Meloni ha stappato una bottiglia di champagne:

"Mentre a sinistra c’era chi tifava per il rallentamento dell’Italia, i fatti raccontano un’altra storia. Continuate pure a sottovalutarci. Noi continueremo a lavorare e l’Italia continuerà a sorprendervi"

Come dire: la politica ha ben altre regole rispetto a quelle dei numeri e di chi li dà

Quanto possono essere crudeli le previsioni 

E comunque: c'è anche da dire che le previsioni di crescita possono essere crudeli

Ad aprile scorso, ad esempio, l’Italia ha visto sfumare l’uscita anticipata dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo letteralmente per un soffio.

Il rapporto deficit/Pil del 2025 è stato dato al 3,1%, mancando per un solo decimale la soglia limite del 3% fissata dal Patto di stabilità. Il che è stato confermato da Eurostat e ha fatto perdere all'Italia una sorta di tesoretto anticipato.

E comunque: ci è andata sempre meglio della Grecia che, nel 2001, truccò i conti del proprio bilancio per entrare nell'eurozona nascondendo fino al 2009 il suo reale deficit.

Alla fine, si scoprì che era più del doppio di quanto dichiarato. E allora furono guai: con i numeri non si bara. E, possibilmente, ci si deve azzeccare.