Serramanna.
16 settembre 2026 alle 00:48
Folla immensa al funerale del 17enne: l’omaggio degli amici sulle t-shirtFederico è, da oggi, in “ogni loro respiro”, per dirla con il pensiero che gli amici, centinaia, si sono fatti stampare sulle t-shirt bianche indossate per il funerale. E sulla schiena la scritta “Chia”, il cognome di Federico con cui gli amici erano soliti chiamarlo. Un pensiero dolcissimo e struggente per ricordare il 17enne di Serramanna che ieri tutta la comunità, ancora sotto choc, ha voluto salutare.
L’ultimo saluto
E che è sembrato anticipare le parole di don Giuseppe Pes, il parroco della chiesa di San Leonardo, che ha celebrato le esequie dello sfortunato giovane deceduto nella notte tra sabato e domenica dopo lo schianto del suo scooter contro un muro, nella strada principale del paese, via Roma. «Federico aveva tanti amici, coi quali ha condiviso nella sua pur breve vita tante passioni: fate in modo che non si interrompano questi legami», ha detto il sacerdote, che ha esortato tutti «a non cercare Federico tra i morti, o nel suo passato. Cerchiamolo tra i vivi nel segno e nel regno del Signore dove nulla va perduto della sua voglia di vivere e tutto trova compimento».
Lutto comunitario
C’era tutta Serramanna ieri pomeriggio accanto a quella bara bianca coperta di rose adagiata sotto l’altare della chiesa madre del paese. Una folla commossa che ha accolto il feretro presidiato per tutto il tempo dai genitori e dal fratello, e dall’esercito di amici con le magliette bianche e la scritta “Sei in ogni nostro respiro, Chia”. Parenti, amici, conoscenti, associazioni, autorità: con il sindaco Gabriele Littera e la giunta comunale, che hanno fatto da corona al gonfalone del Comune listato a lutto. Il segno, questo, del dolore collettivo rappresentato anche dal lutto cittadino proclamato dal primo cittadino Littera e dalle serrande abbassate di decine di esercizi commerciali e attività in segno di vicinanza ai congiunti del povero Federico.
Il parroco
«Nell’iniziare questa omelia, sono ben consapevole che la morte di Federico più che di parole ha bisogno di silenzio, di tanto silenzio, lasciando che il dolore del cuore si alzi verso il Cielo e verso gli uomini nel forte grido con cui spirò Gesù Cristo sulla Croce. Gesù è morto gridando, un grido di domanda come i tanti perché ci siamo posti in questi giorni, dopo la morte di Federico», ha continuato don Pes nella riflessione seguita all’omelia incardinata sui vangeli che narrano della morte di Cristo sulla Croce. «Non posso concludere queste povere riflessioni senza rivolgere un pensiero a noi adulti: i nostri giovani siano la nostra preoccupazione più importante, siamo chiamati a stringere un alleanza per servire e custodire le loro speranze». Poi l’appello: «Famiglia, scuola, istituzioni, enti pubblici e privati, Chiesa: cerchiamo insieme i modi per proteggere aiutare la vita dei nostri giovani». Poi l’uscita del feretro di Federico Chia dalla chiesa, accompagnato da un commosso e tristissimo applauso.
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