
Chi nasce nella provincia bergamasca cresce con una certa familiarità con la concretezza. Il lavoro, il senso del dovere, la disciplina sono valori quasi atavici, capaci di insinuarsi persino nel linguaggio. Quel laurà lé, si dice in dialetto indicando qualcosa: quasi che gli oggetti possano essere definiti attraverso il lavoro necessario a produrli. Lo riconosco bene, proprio perché anch’io sono nata lì.
Chiara Gambirasio, classe 1996, è cresciuta in questo contesto e ha costruito gran parte della propria ricerca intorno a qualcosa che sembra parlare del suo opposto: il vuoto. Gesso, marmorino e pigmenti in polvere diventano strumenti attraverso cui dare forma a ciò che normalmente sfugge alla percezione.

Chiara Gambirasio. Chasing Rainbows, Installation view, BUILDING TERZO PIANO, Milano, Courtesy BUILDING, Milano
«Il punto è quello di togliere le interferenze per vederci meglio», mi racconta mentre attraversiamo Chasing Rainbows, la sua nuova personale da BUILDING TERZO PIANO a Milano, curata da Giulia Bortoluzzi e visitabile fino al 10 ottobre. «Quando non c’è foschia, le montagne ti sembrano vicinissime». Il colore, per Gambirasio, è lo strumento attraverso cui quelle interferenze diventano visibili.
La mostra prende le mosse da Nimbo, opera di una serie che l’artista realizza per la prima volta nel 2021 e il cui nome indica anche l’aureola con cui, nell’iconografia cristiana, venivano rappresentati i santi ancora in vita. Diciassette triangoli di marmorino pigmentato si dispongono radialmente intorno a un centro vuoto, mutando con il movimento dello sguardo. «È stata la prima volta che, finendo un lavoro, ho pensato: questa è un’opera», ricorda Gambirasio. Le sue cromie diventano oggi il centro generativo dell’intera esposizione, una sorta di bussola da cui si sviluppa il paesaggio cromatico della mostra.
Gambirasio definisce la propria ricerca Kenoscromìa, neologismo che indica la vibrazione cromatica nel – e del – vuoto e che l’artista sta sviluppando come una vera e propria disciplina, anche in collaborazione con esperti di altre discipline. «Nella mia pratica il dialogo con il colore, con la materia colorata, aiuta a dare forma al vuoto per renderlo percepibile». Un vuoto indagato attraverso la fisica, la filosofia e la spiritualità, che per Gambirasio non coincide tanto con il nulla quanto con una condizione di assenza di attrito. «Se non c’è nulla che crea interferenza, tutte le cose fluiscono in modo pulito. Il vuoto è fare spazio e vedere con chiarezza».

Chiara Gambirasio, Winter Drawings, 2024, dalla serie Winter Drawings (2024-2025), pennarelli, acquerelli su carta, 33 x 24 cm, (30 x 39,3 x 2cm con cornice)
Questa ricerca conduce spesso Gambirasio lontano dai centri urbani, sulle montagne e in piccoli paesi – da Castione della Presolana al Monte Stivo, fino, di recente, all’Islanda – dove la distanza dal caos quotidiano diventa uno strumento per modificare il proprio modo di guardare. «Ho sempre seguito l’impulso di non stare nel caos. Ho fatto tante residenze per creare uno spazio-tempo diverso in cui vedere manifestarsi interferenze nuove. Vedendole, puoi riconoscere quelle di tutti i giorni».

Chiara Gambirasio, Meteopathetic Paintings, 2026, dalla serie Meteopathetic Paintings (2026), tempera su carta, 21 x 29,7 cm
Nel 2023, durante una residenza sul Monte Stivo, in Trentino, in un luogo raggiungibile soltanto a piedi, questa ricerca assume una forma radicale. «Lì ho ridotto tutto all’osso», racconta l’artista. Sei mesi dopo realizza Ammiraggio, fotografia inclusa in mostra: sulla neve, pigmenti colorati generano un’apparizione circolare simile a un arcobaleno, un fenomeno ottico effimero destinato a dissolversi insieme al paesaggio che lo accoglie.
Alla fine di febbraio di quest’anno Gambirasio arriva in residenza a Herusið, in Islanda, a 23 chilometri dal Circolo Polare Artico, con l’intenzione quasi naïf di inseguire gli arcobaleni. La neve incessante trasforma però la ricerca in un’esperienza di isolamento e introspezione. «Sono andata a cercare gli arcobaleni e mi sono ritrovata in una grotta di neve. Avvolta dal bianco, alla fine i colori li ho trovati dentro».

Chiara Gambirasio. Chasing Rainbows, Installation view, BUILDING TERZO PIANO, Milano, Courtesy BUILDING, Milano
Nascono così i Meteopathetic Paintings, piccoli dipinti a tempera su carta che traducono l’influenza del clima sulla percezione e sugli stati d’animo. «Sono come istanti cristallizzati in immagini pittoriche. Cercavo di dare forma allo sgomento di essere circondata dal bianco». In mostra sono raccolti, insieme ai Winter Drawings, nella parte più intima dello spazio, in contrasto con la luminosità della sala principale.
L’esperienza islandese confluisce anche nelle nuove sperimentazioni sulla materia. Nelle Cristallizzazioni, ispirate alle simmetrie dei fiocchi di neve, Gambirasio sovrappone strati di gesso colorato, poi levigati per fare riaffiorare cromie nascoste. Altrove introduce pigmenti fotocromici e termocromici: le Mappe termocromiche e Tronco di cielo reagiscono al calore, mentre Vulcanino lunare e Nuvola matrice mutano con la luce. Le opere di Chasing Rainbows non sono dunque mai del tutto immobili, ma cambiano insieme alle condizioni dell’ambiente. L’interferenza non è soltanto qualcosa che l’opera rappresenta, ma qualcosa che le accade fisicamente.

Installation view, Chiara Gambirasio. Chasing Rainbows, BUILDING TERZO PIANO, Milano, Courtesy BUILDING, Milano
Tra una residenza e l’altra, Gambirasio continua a vivere e lavorare a Mapello, dov’è cresciuta. «A Milano, ai tempi dell’Accademia, in molti vedevano la mia scelta come ardita. Ma mi sono sempre detta: se io posso arrivare fino in capo all’Islanda per cercare gli arcobaleni, perché gli altri non possono arrivare fin qui e scoprire il mio lavoro?». Un lavoro che per l’artista rimane, in fondo, una sorta di laurà: un esercizio costante di osservazione, sperimentazione e presenza. Un modo di fare spazio per riuscire, semplicemente, a vedere meglio.
Le citazioni di Chiara Gambirasio presenti in questo articolo sono state estrapolate da una conversazione tra lei e l’autrice avvenuta l'8 settembre 2026.