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Chiara Jaconis, il caso si riapre: ok alla perizia balistica


Sarà un perito nominato dai giudici di Napoli a ricostruire la traiettoria del lancio dei due oggetti che hanno colpito e ucciso Chiara Jaconis. Una svolta, la possibile riapertura del caso. A distanza di due anni esatti dalla morte della turista padovana - lapidata dal lancio di due pezzi di statuette etniche -, sono stati i giudici di Corte di appello del Tribunale per i minori a disporre nuovi accertamenti. Più nello specifico, è stata fissata una nuova udienza (prevista per il prossimo 17 dicembre) per conferire incarichi e quesiti a un perito del Tribunale. La Corte ha accolto le istanze della difesa del minorenne ritenuto dagli inquirenti responsabile del lancio di due statuette custodite all’interno di un’abitazione in via Santa Teresella agli Spagnoli.

Un piccolo passo indietro: alcuni mesi fa era stato il gup Lucarelli a disporre il non luogo a procedere del bambino, in quanto al momento dei fatti non ancora 14enne, dunque non imputabile. È stato il bambino - aveva scritto il gup - ha lanciato oggetti presenti in casa, ma va prosciolto. Un provvedimento motivato, sul quale è nato il ricorso in appello da parte dei genitori del piccolo. È stato l’avvocato Carlo Bianco a chiedere che venisse nominato un perito balistico del Tribunale e che venissero sottoposti alcuni quesiti, in relazione alla traiettoria dei due oggetti. Ieri, dopo qualche ora di camera di consiglio, la Corte di appello ha accolto l’istanza della difesa. Tecnicamente, la Corte poteva rigettare i motivi di appello e confermare la sentenza di proscioglimento per la non processabilità dell’imputato.

Il commento 

Un caso sempre e comunque doloroso. Cristina Venturi, madre di Chiara Jaconis, commentare così: «Il giuramento del consulente tecnico è stato fissato per il 17 dicembre. Ancora una volta ricorre il numero 17, il giorno in cui Chiara è mancata – sospira la mamma Cristina Venturi -. Ormai sta diventando davvero una storia infinita. Prendiamo atto di questa richiesta e intanto andiamo avanti. Fino alla fine per Chiara, per renderle giustizia». La sorella Roberta non fa che condividere sui social foto di Chiara e ieri, nella giornata dell’udienza e soprattutto del secondo anniversario della tragedia, le ha dedicato un pensiero dolcissimo: «Ti cerco tra le stelle, tra le onde del mare, nei cieli azzurri, nella tua stanza, tra i tuoi vestiti e le tue amate borse, nelle canzoni che cantavamo insieme, in ogni cosa bella che mi capita, tra le persone, in ogni esperienza che faccio, nei tuoi cibi preferiti, tra le foto della galleria, nella tua casa nella nostra amata Locri».

Il retroscena 

Ma torniamo al confronto all’interno delle aule di giustizia. Facile immaginare che gli esiti della perizia potranno avere un peso anche nel corso del processo ordinario, che vede imputati i due genitori del ragazzino, per non aver sorvegliato il figlio. Un caso di colpa in vigilando, secondo la Procura. È stato il pm Ciro Capasso, titolare delle indagini assieme al collega Raffaele Barela, lo scorso giugno a ripercorrere una serie di episodi precedenti al dramma di Chiara. C’erano stati altri lanci di oggetti dal balcone ai piani alti dell’edificio di via Santa Teresella agli Spagnoli. Agli atti - ha insistito - anche dei messaggi tra la madre del piccolo e una conoscente, nel corso dei quali emergeva preoccupazione per alcuni lanci di oggetti. Indizi, su cui dal prossimo 23 ottobre è chiamato ad offrire la propria valutazione un giudice monocratico del Tribunale di Napoli. Facile immaginare che anche in questo procedimento verranno acquisiti gli esiti della perizia balistica disposta ieri dalla Corte di appello per i minorenni. Un caso tutt’altro che chiuso.