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Ciclista ucciso da auto pirata, chiesto l'arresto per il 22enne alla guida. «Non mi sono accorto di nulla»


Ciclista ucciso da auto pirata, chiesto l'arresto per il 22enne alla guida. «Non mi sono accorto di nulla»

di Pierangelo TEMPESTA

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martedì 1 settembre 2026, 17:31 - Ultimo aggiornamento: 18:37

«Non mi sono accorto di nulla. Non lo avrei mai lasciato morire». Mentre il pubblico ministero chiede l'arresto per il 22enne di Ugento accusato di aver investito e ucciso l'ingegnere 28enne Daniele Congedi, l'indagato si difende e in lacrime chiede scusa alla famiglia della vittima. Si è svolto ieri, dinanzi al gip del Tribunale di Lecce Valeria Fedele, l'interrogatorio preventivo convocato in seguito alla richiesta di arresto avanzata dal pm Luigi Mastroniani. Il 22enne si è presentato in aula con i suoi difensori, gli avvocati Luca Puce e Davide Micaletto, e al giudice ha in sostanza ribadito quanto già riferito il 10 agosto ai carabinieri. E cioè di non essersi accorto di aver investito qualcuno quella mattina del 9 agosto quando, sulla provinciale Ugento-Racale, ha colpito in pieno il ciclista. Rilasciando dichiarazioni spontanee, in lacrime ha chiesto scusa ai familiari dell'ingegnere (non presenti in aula), affermando che mai avrebbe lasciato morire una persona in quel modo.

Diametralmente opposto il punto di vista del pm, che nella sua richiesta di arresto ha ricostruito con dovizia di particolari la sequenza di movimenti del giovane e dei suoi familiari nei minuti immediatamente successivi all'incidente. Lo schianto sarebbe avvenuto intorno alle 12.30 e il 22enne, dopo essere uscito fuori strada, si sarebbe recato due volte verso il luogo dell'impatto, così come rilevato dall'analisi delle registrazioni delle telecamere delle aziende vicine. Il recupero della Lancia Y del giovane, ad opera di un'azienda di soccorso stradale, è avvenuto intorno alle 13.20, quindi quasi un'ora dopo lo schianto.

In quell'ora - in cui probabilmente Daniele era ancora vivo, come emerso dall'autopsia - sul posto sono giunti familiari e parenti del 22enne. Solo la mattina successiva, continua il pm, il titolare dell'azienda di soccorso stradale, avendo appreso la notizia del ritrovamento del corpo della vittima, si è presentato dai carabinieri per informarli di aver recuperato un'auto proprio in quel punto. Per il pm, c'è l'impressione che l'autodemolitore abbia scelto di non approfondire il significato di un danneggiamento che difficilmente poteva essergli sfuggito. Nella richiesta di arresto si fa riferimento anche ai trascorsi giudiziari del 22enne, recentemente indagato per maltrattamenti in famiglia ed estorsione, sulla sua condizione di tossicodipendenza e sulla sua difficoltà a guidare. Viene rimarcato, tra le altre cose, come non si fosse presentato ai controlli del Ser.D. del 31 luglio e del 7 agosto. I prelievi successivi all'incidente avevano fatto emergere una positività alla cannabis e ulteriori accertamenti sono in corso su una ciocca di capelli.

Per il pm sussistono i pericoli di inquinamento delle prove, di reiterazione del reato e di fuga, quest'ultimo, sottolinea il pm, accentuato dal fatto che il 22enne si è allontanato dal luogo dell'incidente senza segnalare l'investimento e senza prestare soccorso alla vittima (che, come emerso dall'autopsia, probabilmente si sarebbe potuta salvare se soccorsa in tempo). Da qui la richiesta di custodia cautelare in carcere, sulla quale ora il gip dovrà esprimersi. I familiari della vittima sono assistiti dagli avvocati Giovanni, Luigi e Irene Chiffi.

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