Con una nota, Ama - l’azienda capitolina che si occupa, anche, della gestione dei cimiteri comunali - ha comunicato la decisione di licenziare sette dipendenti e sospenderne altri quattro per una serie di presunte irregolarità nelle operazioni cimiteriali. «È questo il risultato dei procedimenti disciplinari avviati da Ama a seguito delle verifiche effettuate sulle attività di alcune squadre di Operatori Tecnico-Cimiteriali presso i cimiteri Flaminio e Maccarese», si legge nella nota dell’azienda di via Calderon de la Barca.
«I provvedimenti sono stati adottati in relazione ai diversi livelli di responsabilità accertati. L’Azienda sta inoltre procedendo, in conformità a quanto previsto dal Regolamento di Polizia Mortuaria, alla trasmissione degli atti all’Autorità Giudiziaria e al Sindaco». Secondo quanto ricostruito dall’Ama, durante gli accertamenti che vengono regolarmente svolti a campione, sono emersi alcuni casi in cui sarebbero state violate le procedure inerenti la cosiddetta “riduzione in cassetta” dei corpi dei defunti.
In sostanza, la legge e le conseguenti procedure di gestione dei cimiteri, consentono di operare la “riduzione in cassetta”, cioè quella pratica che consiste nell’esumazione dei resti ossei che vengono poi collocati e sigillati in una apposita cassetta di zinco. Questa procedura si può compiere, però, solo dopo la cosiddetta “mineralizzazione” del corpo, cioè quel processo biologico naturale attraverso il quale i tessuti molli di un corpo sepolto giungono a completa decomposizione lasciando solo resti ossei puliti.
«Gli accertamenti - spiega la nota - hanno evidenziato, in alcuni casi, l’esecuzione di riduzioni in cassetta ossario in assenza della necessaria mineralizzazione delle salme. Il decorso dei 30 anni per le tumulazioni e dei 10 anni per le inumazioni non è infatti sufficiente a procedere alla riduzione. In assenza di mineralizzazione è necessaria una diversa operazione cimiteriale, con modalità e costi differenti per i familiari del defunto». Insomma, secondo quanto rilevato dall’Ama, gli undici dipendenti avrebbero proceduto ad operare la riduzione in cassetta anche su corpi non ancora totalmente mineralizzati.
Una delle ipotesi sulle quali l’azienda sta indagando è che dietro questa operazione irregolare vi sia un potenziale beneficio economico per gli operai e un risparmio per le famiglie. La nota, si chiude con il richiamo alla tutela «della maggioranza dei lavoratori onesti e professionali» e con il «contrasto a ogni violazione delle procedure, a tutela della correttezza del servizio, dei cittadini e della dignità dei defunti e dei loro familiari».
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