Il mercato automobilistico cinese corre a una velocità senza precedenti: nei primi cinque mesi del 2026 sono stati presentati 542 nuovi modelli NEV, tra elettriche e ibride plug-in. Ma dietro questa corsa alle novità si nasconde un problema sempre più evidente: sovrapproduzione, guerra dei prezzi e margini in calo
1 settembre 2026
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La Cina sta vivendo una trasformazione dell'industria automobilistica che non ha precedenti per ritmo e dimensioni. Tra gennaio e maggio 2026 sono arrivati sul mercato 542 nuovi veicoli a nuova energia (NEV), una media di circa un nuovo modello ogni sei ore. Un'offerta enorme che comprende sia auto elettriche sia modelli plug-in hybrid, e che fotografa quanto sia diventata intensa la competizione tra i costruttori cinesi. Il paradosso è che questa straordinaria capacità di innovazione non corrisponde a una domanda altrettanto forte. La capacità produttiva cinese per i NEV è arrivata a circa 55 milioni di veicoli l'anno, mentre la domanda interna reale sarebbe nell'ordine dei 23 milioni.
Il risultato è una pressione crescente sui costruttori, costretti a ridurre i prezzi e ad accelerare continuamente il ricambio delle proprie gamme. A rendere ancora più problematico il quadro è la brevissima vita commerciale di molti nuovi modelli. Secondo He Zhiqi, vicepresidente di BYD, sviluppare e portare sul mercato un'automobile può richiedere un investimento vicino a un miliardo di yuan, pari a oltre 120 milioni di euro, mentre il picco delle vendite può esaurirsi in meno di tre mesi. In queste condizioni diventa difficile recuperare i costi di sviluppo e la risposta delle aziende è spesso un ulteriore lancio, alimentando un circolo vizioso di nuovi modelli e sovracapacità.
La situazione coinvolge anche i protagonisti più forti del mercato. BYD continua a essere il principale costruttore di NEV in Cina: nel giugno 2026 ha raggiunto una quota del 22,3% delle vendite retail di veicoli a nuova energia, davanti a Geely e Leapmotor. Tuttavia, la pressione sul mercato domestico sta spingendo i grandi gruppi cinesi a guardare sempre più all'estero. Nel primo semestre del 2026 le esportazioni di BYD sono cresciute del 71%, superando le 790.000 unità, compensando almeno in parte la debolezza delle vendite interne.
La conseguenza potrebbe essere una vera selezione naturale dell'industria automobilistica cinese. Oggi sono attivi più di 100 marchi, ma le previsioni indicano che entro il 2030 potrebbero rimanerne soltanto una decina. Non significa però che la Cina rallenterà necessariamente sul fronte dell'innovazione: al contrario, la forte competizione sta premiando tecnologia, software, sistemi di assistenza alla guida, batterie e nuovi sistemi di propulsione. Lo dimostrano anche i risultati dello studio J.D. Power 2026 sui NEV, che vede tra i modelli meglio valutati vetture come Xiaomi SU7 e YU7, oltre a diverse proposte BYD, NIO, AITO e Geely.
Per l'Europa e per l'Italia il fenomeno merita particolare attenzione. L'enorme quantità di nuovi modelli, unita alla necessità dei costruttori cinesi di trovare nuovi sbocchi commerciali, può infatti tradursi in una crescente presenza di auto elettriche cinesi sui mercati internazionali. La sfida, quindi, non riguarda più soltanto il numero di modelli presentati: riguarda la capacità di trasformare questa enorme produzione in automobili competitive, redditizie e capaci di conquistare automobilisti anche fuori dalla Cina.