
La ragazza con la Leica, il romanzo Premio Strega del 2018 della scrittrice Helena Janeczek, diventa un film su grande schermo, firmato dalla regista Alina Marazzi. A settembre aprirà la sezione Orizzonti della Mostra del cinema di Venezia.
«La ragazza con la Leica è di tutti e di tutte», ha detto Janeczek. La genesi del suo libro è durata anni, dal 2009 quando per la prima volta vide le immagini di Gerda Taro in una mostra che le affiancava a quelle del compagno di Gerda, il celebre Robert Capa.
«Io non avrei mai trovato questa “Ragazza con la Leica” se prima di me non l’avesse tratta dall’oblio un’altra donna. Irme Schabe, la studiosa che al recupero dell’opera e della vita di Taro dedicò decenni di ricerca e scrittura».
Il romanzo di Janeczek – nata a Monaco di Baviera, nel 1964, da genitori polacchi di origine ebraica, in Italia da 43 anni – ha illuminato (per un pubblico più ampio, prima italiano, poi tedesco, inglese, mondiale) la figura di Gerda Taro, all’anagrafe Gerta Pohorylle, nata a Stoccarda nel 1910 da una famiglia di ebrei polacchi naturalizzati tedeschi. Antifascista, con Endre Ernő Friedmann – che diveniva allora Robert Capa – raggiunse e affiancò le truppe che difendevano la Repubblica spagnola contro i golpisti di Franco, nel grande scontro tra democrazia e nazifascismo che anticipò la Seconda Guerra Mondiale.
Gerda morì a Brunete nel 1937 a soli ventisei anni, travolta da un carro armato durante la ritirata repubblicana al termine della battaglia di Brunete, nei dintorni di Madrid, che sarebbe caduta meno di due anni dopo.
Ora La ragazza con la Leica passa di mano ancora: dagli studi di Irme Schabe al romanzo di Janeczek, al film di Alina Alina Marazzi, che all’opera su grande schermo ha lavorato per otto anni.
Nella sfida non facile di restituire non solo una storia individuale ma anche la polifonia che era del romanzo (Janeczek affida a tre voci distinte il racconto), il reinventarsi e l’ambiguità delle nostre esistenze, un universo umano di legami e incontri che dalla Parigi degli esuli antifascisti scende nella polvere e nel fango della Spagna in guerra, nell’incrociarsi di popoli e militanze.

Nel film — una coproduzione internazionale firmata da Vivo Film con Rai Cinema e Komplizen Film ZDF/Arte — Gerda Taro è interpretata da Emilia Schüle, al cui fianco recitano Aaron Altaras nei panni di Robert Capa, Luna Wedler e un ricco cast internazionale: attraverso le riprese realizzate tra la Germania, Torino e Roma, l’opera restituisce il ritratto intenso e drammatico della prima fotoreporter morta sul campo di battaglia, giovane donna, fuggita dal nazismo, che da militante ha scelto di usare la sua macchina fotografica Leica come uno strumento di lotta per la libertà.

Helena Janecezek vive a Gallarate, qui ha contribuito – con un gruppo di amiche – a lanciare e consolidare l’esperienza del festival Scrittrici Insieme, che lavora sul territorio per promuovere la lettura, la cultura e la forza del pensiero femminile. «Siamo felici e profondamente orgogliose di questo risultato, anche perché abbiamo amato da subito Gerda Taro e come il libro la racconta» dicono le componenti dell’associazione che promuove il festival. «L’impegno, la sensibilità e la qualità letteraria che Helena dimostra da sempre nelle sue pagine, così come nella guida del nostro festival, trovano oggi una nuova e meritata cassa di risonanza sul grande schermo. A Helena va il nostro abbraccio più caloroso, il nostro sostegno e un grandissimo “in bocca al lupo” a tutto il cast per l’avventura alla Mostra di Venezia».
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