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Cinque allenatori italiani in Champions League


Martedì inizia la Champions League, il torneo di calcio per club più importante d’Europa. E nonostante da anni si parli – giustamente – del dominio europeo degli allenatori spagnoli, anche quelli italiani sono parecchi in questa edizione: cinque, contro i sei della Spagna; tre di loro allenano all’estero. Certo, non si può parlare di una “scuola” come in Spagna, cioè di un modo più o meno uniforme di intendere il calcio, ma anche quelli italiani sono (quasi) tutti allenatori preparati e innovativi, alcuni pure molto giovani. Due di loro giocheranno l’uno contro l’altro già alla prima giornata.

In questa edizione, l’allenatore italiano meno conosciuto è anche quello con il cognome più noto. Davide Ancelotti, che ha 37 anni e allena la squadra francese del Lille, è infatti il figlio di Carlo Ancelotti, l’allenatore più vincente della storia della Champions League: ne ha vinte cinque, due con il Milan e tre con il Real Madrid, l’ultima nel 2024.

E nonostante di Davide Ancelotti si parli da tempo come di un allenatore promettente, prima di questa estate non era mai stato a capo di una squadra. Al Lille, infatti, è arrivato dopo dieci anni da vice del padre, un ruolo in cui comunque è riuscito a farsi notare parecchio – per le grandi responsabilità che gli sono state affidate, per la capacità di rapportarsi con i giocatori (parla cinque lingue) e per la sua capacità di dare un tocco più moderno al calcio del padre. Parlando dell’ottima annata del Real Madrid, già nel 2024 il Post scriveva che «il segreto di Ancelotti è Ancelotti».

Ancelotti (quello giovane) sta allenando il Lille da pochissimo, anche perché fino a inizio luglio era con il padre nello staff del Brasile, ai Mondiali. È insomma ancora molto presto per delle valutazione, eppure sembra che le cose gli stiano andando bene, per ora. In Ligue 1, il campionato francese, ha fatto 7 punti in 3 partite, pareggiando solo con il fortissimo Paris Saint-Germain.

E sembra già aver fatto colpo sui suoi calciatori. Oliver Giroud, l’attaccante del Lille, che ha 2 anni in più di lui, ne ha parlato come di un «allenatore con una maturità fuori dal comune per l’età che ha», capace di motivare i calciatori usando, nei suoi discorsi, «metafore e riferimenti della mitologia greca».

Davide Ancelotti durante una delle sue prime partite da capo allenatore, 28 agosto 2026 (Xavier Laine/Getty Images)

Ancelotti è anche il tecnico più giovane di questa Champions League, anche se di pochissimo: ha infatti la stessa età di Francesco Farioli, l’allenatore italiano del Porto, che ha solo qualche mese in più di lui. Come Ancelotti, tra l’altro, anche Farioli non è mai stato considerato da nessuna squadra italiana, e non ha mai davvero avuto una carriera da calciatore (cosa piuttosto rara, per uno che fa l’allenatore ad alti livelli).

Dopo aver giocato come portiere tra i dilettanti per tanti anni, nel 2011, a 21 anni, iniziò a fare il viceallenatore e il preparatore dei portieri alla Fortis Juventus, una squadra della provincia fiorentina che allora giocava in Serie D (in Italia è la più importante tra le leghe non professionistiche). Nel frattempo si laureò in filosofia e, almeno a detta sua, fu un passaggio importante nella sua carriera: «Quando mi è capitata per le mani una riga di Jean Paul Sartre, cioè “Il calcio è una metafora della vita”, ho capito la mia strada».

Partendo come vice allenatore dei portieri tra Serie C e D, scrivendo su un blog di tattica e facendo tanti stage in giro per il mondo, Farioli si è costruito negli anni una carriera sorprendentemente varia per la sua età. Ha già allenato in Qatar, in Turchia, in Francia, nei Paesi Bassi – dove ha perso un campionato all’ultima giornata con l’Ajax – e in Portogallo, dove con il Porto ha vinto il campionato lo scorso anno ed è già primo in quello in corso.

– Leggi anche: La storia di Francesco Farioli

In tutti i contesti in cui si è trovato, Farioli si è saputo distinguere, superando le aspettative e sorprendendo per la sua creatività. Quando era in Turchia, i commentatori locali celebravano il suo modo di far giocare il portiere, cioè di dargli un ruolo più attivo nella costruzione del gioco (diventato oggi la norma nelle principali squadre europee). In Francia e in Portogallo si è distinto per un’attenzione maniacale alla fase difensiva: il Nizza finì per essere la miglior difesa di quella stagione, e l’anno scorso il Porto prese 33 gol in 56 partite.

Ma martedì, alle 21, alla sua prima partita di sempre in Champions League, Farioli dovrà vedersela con uno degli attacchi più forti del mondo – quello del Manchester City, che da quest’anno è allenato da un altro italiano, Enzo Maresca. Che forse è anche l’unico tra gli italiani con possibilità concrete di vincere il torneo.

Francesco Farioli durante la Supercoppa portoghese, vinta dal suo Porto il 1° agosto 2026 (Diogo Cardoso/Getty Images)

Maresca ha 46 anni ed è arrivato, o meglio tornato, al Manchester City solo quest’estate, dopo i dieci vincenti anni in cui la squadra è stata allenata da Pep Guardiola, uno dei più forti allenatori di sempre. A differenza di Farioli e Ancelotti, Maresca ha alle spalle una lunga e discreta carriera da calciatore. La sua più breve esperienza da allenatore, invece, è stata finora un po’ ondivaga, ma comunque promettente e intrigante.

Dopo un inizio disastroso con il Parma in Serie B nel 2021, quando fu esonerato dopo poche settimane, Maresca entrò a far parte proprio dello staff del City di Guardiola, di cui aveva già allenato le giovanili. La stagione successiva tornò ad allenare nella Serie B inglese, la Championship. Lì, con il Leicester, ottenne la promozione in Premier giocando in modo brillante, offensivo e aggressivo. Per quel tipo di calcio, ma anche per la sua estetica (testa rasata, maglioncino, barba, accento mediterraneo, un po’ come Guardiola), Ultimo Uomo definì la squadra di Maresca un «Manchester City in miniatura».

Maresca fu così chiamato ad allenare il Chelsea, una delle squadre più importanti del campionato inglese. Non gli andò benissimo: nonostante una rosa forte, costosissima e però anche mal assemblata, non riuscì mai a imporre il suo gioco entusiasmante. Vinse comunque la Conference League e il Mondiale per Club, ma anche troppe poche partite di campionato, venendo esonerato dopo un anno e mezzo. Al City Maresca ha sicuramente trovato una squadra più abituata a quello stile di gioco brillante che gli piace tanto. Ha iniziato perdendo malamente il Community Shield (la supercoppa inglese) contro l’Arsenal, ma poi ha vinto le prime tre partite di campionato.

Maresca, sullo sfondo, dietro a Guardiola: da lontano potrebbe essere difficile distinguerli, in effetti (Michael Regan/Getty Images)

Gli altri due allenatori italiani di questa Champions League, Gian Piero Gasperini e Massimiliano Allegri, sono molto più esperti – e molto diversi tra loro. Gasperini punta a un calcio intenso e spettacolare, e in queste settimane la sua Roma lo sta dimostrando bene in campionato. Resta da vedere se riuscirà a farlo anche a Champions in corso, quando le partite saranno molte di più e la stanchezza si farà sentire.

Allegri, invece, gioca un calcio molto più difensivo e attendista, eppure tra gli allenatori italiani di questa edizione è l’unico a essere arrivato due volte in finale – nel 2015 e nel 2017, con la Juventus, perdendole entrambe. Dopo una pessima stagione nel Milan, quest’anno Allegri si è spostato al Napoli, che però non ha avuto un inizio di stagione così entusiasmante – tant’è che sabato si è fatto rimontare due gol di vantaggio in poco più di mezz’ora dall’Inter.

Le altre due squadre italiane in questa Champions League sono il Como, al suo esordio nella competizione e allenato dal 39enne spagnolo Cesc Fàbregas, e l’Inter, allenata dal 45enne rumeno Christian Chivu. Per esperienza e qualità della rosa, è l’Inter la squadra italiana da cui ci si aspetta di più in Champions.

La prima giornata di Champions League si giocherà eccezionalmente in tre giorni diversi, tra martedì, mercoledì e giovedì, e sarà piuttosto difficile per le squadre italiane. Martedì sera, alle 21, l’Inter giocherà contro il Real Madrid, e mercoledì il Napoli giocherà contro l’Arsenal campione d’Inghilterra e finalista dello scorso anno. Tutte le partite della Champions League si possono vedere solo su Sky, per il quale serve un abbonamento. Una partita a giornata sarà in chiaro su Tv8, e un’altra sarà invece trasmessa in esclusiva da Prime Video (in questo caso sarà Napoli-Arsenal).