Sono tornati sul territorio, con tutto il carico di potere e ambizioni, frustrazioni e progetti criminali da realizzare. Dal centro alla periferia, dal capoluogo partenopeo all’hinterland, sono diventati la nuova frontiera investigativa: sono i sessantenni, quelli che hanno scontato un lungo periodo di detenzione, freschi di scarcerazione, liberi e desiderosi di imporre la propria presenza sullo scacchiere criminale metropolitano. I sessantenni, dunque. Finiti in cella alla fine degli anni Novanta, processati e condannati. Poi scarcerati. Secondigliano, Castellammare di Stabia, San Giovanni a Teduccio, Monti Lattari: rieccoli in azione. Tanto da diventare in pochi mesi target di indagini su racket e stese, agguati e summit di camorra. E non solo.
C’è chi è stato ucciso, chi è finito al centro del fuoco incrociato, in un rimescolamento di carte che è figlio di questi anni. Pensate: fino a pochi anni fa, la cronaca cittadina ha fatto i conti con le cosiddette paranze di bambini, tecnicamente mocciosi armati che si contendono la leadership di piazze e quartieri. Oggi, invece, i boss emergenti devono confrontarsi con il ritorno in libertà - dopo anni di detenzione - con nomi di spicco della camorra. Ma proviamo a capire cosa sta accadendo, alla luce delle indagini più recenti, sulla scorta di due informative scritte da squadra mobile di Napoli e nucleo investigativo dei carabinieri di Torre Annunziata per due fatti differenti: la tentata estorsione in uno studio di avvocato civilista a Secondigliano; e l’omicidio del boss di Pimonte Raffaele Afeltra, ucciso a 68 anni alla fine dello scorso agosto. Partiamo da Secondigliano. Pochi giorni fa, un pregiudicato è stato arrestato per aver provato a chiedere «un regalo per i compagni in cella» a un civilista, all’interno del suo studio professionale lungo Corso Secondigliano. Un episodio abbastanza raro nel panorama delle estorsioni a Napoli, che viene ricostruito grazie alla determinazione del professionista napoletano. In sintesi, l’avvocato è stato raggiunto da una prima richiesta di soldi, ma ha preso tempo.
Ha avvisato gli uomini della Mobile del primo dirigente Mario Grassia e ha poi ricevuto in un secondo momento, sempre all’interno del suo studio, il presunto estorsore. Questa volta, però, tra i clienti del legale c’erano infiltrati alcuni agenti di via Medina, che sono intervenuti appena si è materializzata la seconda insistente richiesta di sostegno «per gli amici del quartiere». È finito in cella un pregiudicato ritenuto vicino al clan Cesarano, il cui boss ormai sessantenne è stato di recente scarcerato dopo una lunga detenzione. È stato un personaggio in passato ricondotto all’Alleanza di Secondigliano, la cui presenza sul territorio non è passata certo inosservata. Doverosa una precisazione: Giovanni Cesarano non è indagato per la recente tentata estorsione ai danni del civilista, ma le indagini della polizia insistono proprio sul sottobosco criminale radicato all’ombra di quello che un tempo veniva indicato come il suo feudo criminale. Uno scenario criminale movimentato, quello di Secondigliano. Ricordate cosa è accaduto all’inizio dello scorso agosto? Spari durante la notte bianca di Secondigliano, una stesa tra le bancarelle allestite grazie alla partnership di commercianti locali e Comune partenopeo. Anche in questo caso, gli inquirenti sanno su cosa indagare: una possibile frizione tra boss scarcerati (al netto di Giovanni Cesarano, liberi anche Pietro Licciardi jr e altri pezzi della sempre più resiliente Alleanza di Secondigliano) e giovanissimi incapaci di chinare il capo verso chi rappresenta l’antico lignaggio.
Più o meno quanto accaduto due settimane fa a Pimonte. Aveva 68 anni il boss Afeltra. È stato ucciso nel suo feudo. Non è il primo caso da queste parti. È stato il collega Marco De Rosa, in questi giorni a raccontare sul Mattino che salgono a tre gli omicidi di personaggi che si credeva fossero usciti dal contesto criminale: avevano sessanta anni o giù di lì, in uno scenario tra vecchio e nuovo che assomiglia a quanto sta accadendo in altre parti dell’area criminale.