Un quarto di secolo dopo la creazione della Fondazione Cnao, nel 2001, che avrebbe portato nel 2010 all’inaugurazione del Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica di Pavia, è tempo di bilanci. Con circa 6200 pazienti trattati, la struttura pavese è un centro di riferimento internazionale per l’adroterapia, e ha rivoluzionato il trattamento di diversi tumori resistenti alla radioterapia tradizionale o inoperabili, come mostrato dalle evidenze accumulate negli anni.
Lo ha ricordato il Presidente del Cnao e Direttore del Dipartimento di Oncologia e Emato-Oncologia (Dipo) della Statale di Milano Gianluca Vago, sottolineando il ruolo di leader del centro di Pavia nel campo dell’adroterapia: “Ad oggi nel mondo vi sono solo otto centri duali con doppia particella, cioè con protoni e ioni carbonio, e Cnao rientra in questo gruppo ristretto di strutture di riferimento. L’adroterapia con ioni carbonio è parte fondamentale della strategia di cura di diversi tumori, grazie all’elevata capacità di superare la radioresistenza. In particolare, gli ioni carbonio interagiscono con la molecola del Dna determinando danni multipli e complessi, per cui la cellula tumorale radioresistente non riesce più a ripararsi”.
L’adroterapia è infatti una forma di radioterapia che utilizza protoni e ioni carbonio, che può essere applicata in maniera precisa ai tessuti da irradiare, risparmiando i tessuti sani e riducendo gli effetti collaterali. “Nel contesto della re-irradiazione, inoltre – aggiunge Maria Rosaria Fiore, Direttore dell’Unità di Radioterapia Oncologica del Cnao - l’adroterapia offre un potenziale vantaggio rispetto alla radioterapia convenzionale grazie alla distribuzione di dose più conformata, che permette un migliore risparmio degli organi a rischio precedentemente irradiati. Sebbene le evidenze siano in continua evoluzione, i risultati disponibili suggeriscono un profilo di efficacia e sicurezza favorevole in pazienti accuratamente selezionati”. La disponibilità di trattamenti al centro, inoltre, come ricordato di recente anche in occasione della visita di Papa Leone XIV, è in via di espansione, con l’inclusione di nuove metodiche di terapia.
I tumori candidabili all’adroterapia, a oggi, sono diversi. Tra queste figurano i tumori dell’encefalo e del midollo spinale, quelli del torace e dell’addome, della testa collo e delle prime vie respiratorie, della pelvi, degli arti e della colonna vertebrale. In queste categorie rientrano tumori istologicamente molto diversi tra loro. I sarcomi sono tra quelli che, per caratteristiche della malattia, possono beneficiare particolarmente dell’adroterapia, per diversi motivi: “Si possono sviluppare in ogni regione dell’organismo e costituiscono una famiglia eterogenea di neoplasie, dove si trova la maggior parte di sottotipi istologici radioresistenti - prosegue Fiore - I sarcomi vengono spesso scoperti quando sono già in fase avanzata e coinvolgono aree anatomiche complesse come la regione testa-collo, la base del cranio, la colonna vertebrale o gli organi interni. In questi casi, operare con ampi margini è impossibile senza causare gravi danni al paziente. Anche l’oncologo radioterapista affronta simili limitazioni, non potendo utilizzare alte dosi di radioterapia per evitare danni agli organi vitali vicini; di conseguenza, il rischio che il tumore si ripresenti resta alto. La svolta per questi pazienti, colpiti da sarcomi non operabili o situati in sedi critiche, è rappresentata dagli ioni carbonio, capaci di agire con una selettività millimetrica nel rilascio della dose, colpendo il tumore con la massima dose e risparmiando i tessuti sani dalle dosi elevate. Inoltre, gli ioni carbonio possiedono un'efficacia radiobiologica superiore, indispensabile per abbattere la naturale resistenza del tumore alle radiazioni ed evitare le recidive”.
La possibilità di usare l’adroterapia nel trattamento dei sarcomi consente anche di evitare procedure chirurgiche invalidanti, in casi complicati come possono essere i sarcomi localmente avanzati del bacino e del distretto spinale, prosegue Fiore: “In queste specifiche sedi, la vicinanza a organi estremamente radiosensibili come l’intestino, i reni e il midollo spinale rappresenta un limite invalicabile sia per la chirurgia radicale che per la radioterapia convenzionale ad alte dosi. Oggi, tuttavia, la terapia con ioni carbonio ci permette di evitare procedure fortemente invalidanti, come le vertebrectomie o le ampie resezioni a livello pelvico. Questo trattamento può infatti essere impiegato in sinergia con la chirurgia oppure come valida alternativa nei casi in cui l’intervento non sia eseguibile, garantendo tassi di controllo locale della malattia spesso sovrapponibili. Oggi vi sono evidenze importanti dell’efficacia di questo trattamento: ad esempio, nei cordomi e condrosarcomi della base cranica, la terapia con ioni carbonio e, in taluni casi, anche con protoni consente in molte serie un controllo locale a 5 anni spesso superiore all’80-90%, mentre la radioterapia con fotoni è limitata dalla radioresistenza e dai vincoli di dose. La radioterapia convenzionale con fotoni spesso non riesce a erogare la dose necessaria oltre 70 Gy vicino al tronco encefalico, vie ottiche e midollo spinale, con risultati di controllo di malattia a 5 anni nettamente inferiori”.
Buoni risultati nel controllo locale di malattia si hanno con l’adroterapia anche nel campo del melanoma oculare, ha ricordato ancora Fiore: “Questa neoplasia ha rappresentato l’apripista nell’utilizzo clinico della protonterapia, cioè dei fasci di protoni. Un tempo l’unica opzione era la rimozione chirurgica dell’occhio. Oggi è possibile conservare l’organo, garantendo anche una buona qualità di vita. L’efficacia della protonterapia, che è lo standard di cura per evitare l’enucleazione, è dimostrata da numerosi studi scientifici. A 5 anni il controllo locale della malattia raggiunge il 95%. Dall’agosto 2016, il Cnao è in prima linea nel trattamento del melanoma oculare in stretta collaborazione con l’oncologo oculare. Ad oggi abbiamo trattato con successo più di 600 pazienti, ottenendo un eccellente controllo locale della malattia superiore al 90%, in piena linea con le migliori statistiche mondiali”. Incoraggianti, sono anche i dati per quel che riguarda altri tumori del distretto testa collo, particolarmente complessi da trattare, prosegue l’esperta: “Possono interessare naso e seni paranasali, ghiandole salivari, cavo orale, faringe e laringe, cioè tutte le neoplasie al di sopra della clavicola, escludendo quelle cerebrali. Molti tumori, come il carcinoma adenoideocistico delle ghiandole salivari e il melanoma mucoso, sono radioresistenti e richiedono alte dosi di radiazioni, un ambito in cui le nostre recenti pubblicazioni confermano l’efficacia dei trattamenti avanzati con l’adroterapia”.
Ad oggi sono inoltre circa 300 i bambini e gli adolescenti trattati al Cnao. Per loro il controllo degli effetti collaterali e l’importanza di scongiurare danni ai tessuti sani, sono quanto mai fondamentali, conclude infine Fiore: “Nei tumori dei bambini l’obiettivo primario non è solo la guarigione, ma anche la riduzione degli effetti collaterali tardivi della radioterapia, noti ad esempio nei medulloblastomi e negli ependimomi. Vi possono essere deficit cognitivi, ritardi della crescita, insorgenza di tumori secondari radioindotti. In particolare, un lavoro di metanalisi ha mostrato che nei bambini con tumori del sistema nervoso centrale la protonterapia è associata a un migliore mantenimento delle funzioni neurocognitive rispetto alla radioterapia con fotoni. Al Cnao, in collaborazione con la rete oncologica pediatrica italiana, vengono trattati circa 60 pazienti pediatrici all’anno, colpiti soprattutto da tumori cerebrali, della base del cranio e sarcomi”.