
Il vicepresidente di Avis Codogno Claudio Polenghi racconta la fatica estiva di donare il sangue

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Codogno (Lodi), 25 agosto 2026 – “Una situazione grave e non più sostenibile”. È quella denunciata da Claudio Polenghi, vicepresidente e segretario di Avis Codogno, che richiama l’attenzione sulla carenza di personale nel Servizio Trasfusionale del territorio e sulle conseguenze che, a suo giudizio, si stanno ripercuotendo anche sull’attività di raccolta del sangue.
Medici, infermieri e tecnici sanitari sarebbero "costretti da tempo a lavorare in condizioni di cronica carenza di organico, cercando comunque di garantire assistenza e raccolta delle donazioni". Una criticità che, secondo Polenghi, sarebbe emersa in modo evidente nelle giornate del 19, 20 e 21 agosto nei centri di Casalpusterlengo e Codogno.
“I donatori sono rimasti fino a tarda mattinata in emoteca per poter donare il loro prezioso sangue”, riferisce Polenghi. “Alcuni, vista la lunga attesa, hanno preferito rinunciare e sono tornati a casa. È assurdo”.
Il problema si inserisce in un periodo, quello estivo, tradizionalmente delicato per la raccolta di sangue. Anche Avis Nazionale richiama periodicamente i cittadini alla donazione prima della partenza per le vacanze. “Il lavoro dei volontari Avis non va mai in ferie – sottolinea Polenghi – e cerca di portare il maggior numero possibile di donatori a donare anche nei momenti di maggiore criticità”.
Secondo la denuncia, la carenza di personale non rappresenterebbe soltanto una fonte di forte stress psicofisico per gli operatori, ma potrebbe incidere sulla regolarità delle donazioni e sulla gestione delle scorte, fondamentali per affrontare emergenze e interventi chirurgici.
“Il dono del sangue è un pilastro fondamentale della nostra sanità pubblica, ma non può reggere unicamente sul sacrificio e sulla buona volontà di pochi", afferma Polenghi, che chiede alla Direzione sanitaria e alle autorità competenti un intervento urgente, attraverso un piano straordinario di assunzioni e stabilizzazione del personale.
L’obiettivo, conclude, deve essere quello di “ripristinare standard di sicurezza e condizioni di lavoro dignitose”, tutelando sia gli operatori impegnati quotidianamente nel servizio sia i cittadini che scelgono di donare il sangue.
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