Dodici ore di ordinaria violenza metropolitana. Il pedinamento silenzioso prima, la richiesta senza sconti dopo e infine, al primo tentativo di reazione, le armi in pugno e il sangue sull’asfalto. I feroci anni Ottanta restano a debita distanza di sicurezza, ma nei radar di inquirenti e forze dell’ordine c’è un nuovo campanello d’allarme che nessuno ha intenzione di prendere sottogamba. Nero su bianco, tra le annotazioni della polizia di Stato, fanno capolino le ricostruzioni di due distinte rapine, altrettanti turisti finiti nel mirino e altrettante gang che stanno mettendo sotto pressione le strade del centro storico di Napoli. L’ultimo episodio, in ordine di tempo, si è consumato nel tardo pomeriggio di giovedì.
Teatro dell’assalto il sempre trafficatissimo incrocio tra via Foria e via Carbonara, a due passi dall’Ufficio del giudice di pace. È qui che un uomo arrivato in città per trascorrere qualche giorno di vacanza si è ritrovato a dover fare i conti con una cartolina molto lontana dalle sue aspettative. Puntata la collana d’oro, un commando composto da due banditi non ha esitato a pugnalarlo due volte davanti agli occhi di passanti e automobilisti. Stesso epilogo, ma diverso modus operandi, di quanto avvenuto una manciata di ore prima, intorno all’alba, nella zona di corso Umberto I. In quel caso, ad avere la peggio è stato un turista poco più che ventenne, colpito con una bottigliata sulla testa e, una volta stordito, derubato di telefonino e portafogli.
L’escalation resta al momento un’ipotesi di scenario. Dunque, nessuna zona franca e nessuna emergenza in atto. Quanto accaduto giovedì conferma però l’esistenza di un trend storico e radicato, per quanto oggi fortemente ridimensionato: la recrudescenza della piaga della microcriminalità nei mesi estivi, quando il presidio delle strade da parte delle forze dell’ordine diventa a tratti più difficoltoso. La conferma arriva dal raid scattato nel tardo pomeriggio dell’altro ieri nella centralissima via Foria.
Mancano quindici minuti alle diciannove, quando i due aggressori, dopo un breve ma chirurgico pedinamento, passano all’azione. La vittima designata viene avvicinata e messa alle strette. Le intenzioni dei malviventi appaiono subito chiare: pretendono l’immediata consegna della collana d’oro indossata dal turista e, non appena quest’ultimo abbozza un tentativo di reazione, ecco che lo “scippo” si tramuta subito in una spedizione punitiva. Nel parapiglia salta fuori un coltello, la lama viene affondata - per fortuna senza troppa pressione - sulla pelle del “target”.
Trafitto a un braccio e all’addome, si accascia tra le urla di dolore. I rapinatori ignorano la macchia di sangue che si sta formando davanti ai loro occhi e strappano il gioiello. In pochi secondi di loro non c’è più traccia. Lo straniero viene invece soccorso da alcuni passanti, che tamponano le ferite e contattano il 118. Sul posto arrivano subito le volanti dell’Ufficio prevenzione generale e un’autoambulanza. Trasportato in codice giallo al pronto soccorso del Pellegrini, viene dimesso in serata con una prognosi di dieci giorni e il ricordo di una vacanza da incubo.
Non meno drammatica è la sequenza messa a segno poco prima che la città si svegliasse, a ridosso di corso Umberto I. La vittima, un altro turista straniero di appena ventidue anni, sta tornando a piedi verso l'alloggio quando finisce in trappola. Ad affiancarlo è un'auto con a bordo tre persone. Le loro intenzioni sono pessime. Gli sportelli si aprono, lo accerchiano e la richiesta di farsi consegnare portafogli e smartphone suona come un diktat senza margine di trattativa. Il giovane accenna una resistenza, ma la risposta è feroce: uno di loro afferra una bottiglia di vetro e gliela fracassa in testa. Il giovane, stordito e insanguinato, crolla a terra mentre i banditi gli ripuliscono le tasche. Soccorso da una pattuglia del commissariato Dante, finisce anche lui al Pellegrini con una prognosi di sette giorni.
La ferma condanna del prefetto non si fa attendere. Michele di Bari punta senza esitazione il dito contro gli episodi capaci di «minare la percezione di sicurezza e influenzare negativamente l'immagine della città». La caccia ai responsabili, grazie all’analisi delle telecamere di sicurezza, è già iniziata e il caso finirà anche sul tavolo del prossimo Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica. La città dei record turistici non ha intenzione di piegarsi alla criminalità di strada.