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Comunali a Milano, Italexit torna in campo. Parla il candidato Alessio Arusa: “Corriamo da soli, niente accordi”


Milano, 22 agosto 2026 – “L’uscita dell’Italia dall’euro e dalla Ue? In questo momento sarebbe proprio il caso, visto quanto sta succedendo sul caso migranti e visto il modo in cui l’Unione europea si sta comportando nei confronti dell’Italia”. Alessio Igor Arusa, 52 anni, imprenditore milanese nel campo delle telecomunicazioni, 347mila follower su Instagram, ex segretario della Lega a Garlasco poco meno di dieci anni fa, è il candidato sindaco di Italexit per l’Italia, sostenuto anche da Dissenso Nazionale e dall’associazione Danni Collaterali.

Arusa, com’è nata l’idea della candidatura a sindaco?

“Sono entrato in Italexit un anno fa e ho fatto la scelta di impegnarmi per Milano. Presenteremo ufficialmente la mia candidatura il prossimo 18 settembre”.

Siete disponibili a dialogare con altri candidati sindaci o altre forze politiche?

“La nostra scelta è di correre da soli, di non agganciarci ad altri. Mi considero una persona di centrodestra, un moderato, non mi piacciono gli estremisti. Ma i politici di destra e di sinistra sono sempre gli stessi da anni e in Italia non cambia nulla”.

Alle elezioni del 2021, Italexit, con Paragone candidato sindaco, sfiorò il 3% e l’ingresso dello stesso Paragone in Consiglio comunale.

“All’epoca non ero in Italexit ma ero il segretario di Orgoglio Partite Iva, che sostenne la corsa di Paragone. Quello fu un buon risultato, che spaventò molti”.

Ma ormai, tra i maggiori partiti e coalizioni, nessuno parla più di uscita dell’Italia dall’euro. Non siete un movimento fuori tempo massimo?

“Un tempo parlavano in molti di uscire dall’euro, da FdI alla Lega. Poi quando entrano nel Parlamento europeo, quell’istituzione piace, per il livello economico delle retribuzioni: un europarlamentare guadagna bene. Noi, invece, abbiamo il marchio Italexit e continueremo a portare avanti questa battaglia”.

Come si concilia questa battaglia con Milano, la città italiana con più legami con l’economia degli altri Paesi europei?

“Il nostro simbolo può non essere il più adatto per le Comunali, visto che la nostra battaglia è nazionale. Ma vogliamo fare un test e provare a capire quanti milanesi sono pronti a votarci. Nel nostro programma ci sono varie priorità”.

Quali?

“La sicurezza. Io sono cresciuto a Gratosoglio, ora non abito più in quel quartiere ma mi capita di tornarci. La sera c’è da aver paura, così come in altre quartieri milanesi. Come se non bastasse, a Milano ci sono migliaia di case popolari vuote e non assegnate. Questa situazione non va assolutamente bene”.

Su Instagram lei ha tantissimi follower. Come mai?

“Il mio lavoro di imprenditore non c’entra. Chi mi segue è interessato ai miei pareri politici. Che possono essere di destra ma anche di sinistra. Sui social mi becco sia del comunista che del fascista”.