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Condanna soft al killer di Gigiò Cutolo: era minore, ora potrebbe avere sconti di pena


Aveva diciassette anni Luigi Balbo quella dannata notte del 31 agosto del 2023 quando, al culmine di una banale lite per il parcheggio di uno scooter, tirò fuori una pistola ed esplose tre colpi che uccisero all’istante Giovanbattista Cutolo. Giogiò, come la giovane vittima di 24 anni era chiamato da tutti, morì sul colpo davanti agli occhi dei suoi amici. La sua unica colpa, quella di aver fatto da paciere durante una lite per il parcheggio di uno scooter davanti a un pub. Una morte che, come più volte ha ripetuto la madre Daniela Di Maggio «non ha un senso» anche se lei sta provando con il suo impegno sociale a «renderla sensata». Intanto a Giogiò, suonatore di corno francese, in questi anni è stata anche conferita la medaglia d'oro al valor civile alla memoria.

 La giovane età del killer, la decisione di ricorrere all’abbreviato e quella (successiva) di non chiedere la riforma in Appello della sentenza di primo grado hanno consentito a Balbo non solo di essere condannato a venti anni, nonostante l’accusa di omicidio volontario aggravato dai futili motivi, ma anche di poter accedere ad una serie di benefici. Una condanna che, quindi, ridursi ancora per effetto della riforma Cartabia.

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Il personaggio

Originario dei Quartieri spagnoli, Balbo aveva già una sentenza a suo carico (nonostante ancora minorenne) per tentato omicidio: il giudice gli aveva concesso la messa alla prova quando sparò al musicista di 24 anni. Il killer arriva da un contesto “particolare” dove i giovani camminano armati e dove “sparare” è motivo di orgoglio e non di vergogna: i Quartieri spagnoli. Ma soprattutto, da un rione dove è molto semplice procurarsi un’arma.

La beffa

Il giovane assassino, che non ha mai chiesto scusa alla famiglia della sua vittima, è ora rinchiuso in carcere in Calabria. Dietro le sbarre ha compiuto i suoi 18 anni. Ma è stato più volte protagonista di episodi legati all’uso improprio dei social per aver dialogato anche con alcuni membri della sua famiglia. In particolare, secondo una denuncia presentata lo scorso anno dalla Di Maggio e dal deputato Avs Francesco Emilio Borrelli, la nonna avrebbe pubblicato su tiktok alcune video chiamate fatte con il nipote (queste autorizzate dalla legge sia pure con le dovute precauzioni in quanto, appunto, minorenne). Quello che però lasciò l’amaro in bocca sarebbero stati i commenti elogiativi al detenuto.

La lite

Era il 31 agosto di tre anni fa quando, davanti a un pub aperto fino a mattina in piazza Municipio, due diversi gruppi di ragazzi si ritrovano, per puro caso, a condividere un panino. Sono le 5 del mattino: da un lato giovani studenti, dall’altro una baby gang. A scatenare la lite, uno scooter parcheggiato, a detta del gruppo di giovani dei Quartieri, male. Scoppia una lite, un amico di Giogiò viene ripetutamente colpito con delle sedie. Il musicista interviene per sedare gli animi, per aiutare l’amico. Ad un certo punto (tutto è stato ripreso dalle telecamere della videosorveglianza) il 17enne estrae una pistola e spara. Tre colpi, all’addome e alle spalle, a distanza ravvicinata. Mentre la vittima è girata. Il baby killer fu rintracciato qualche ora a casa sua, era sul letto a giocare al videopoker quando la polizia bussa alla porta di casa.