«Ma vi rendete conto che abbiamo realizzato un progetto rivoluzionario?». Giuseppe Conte sale sul palco di Nova alle 15 in punto. Scenderà un'ora e dieci dopo, al termine di un discorso fiume in cui il verdetto delle votazioni degli iscritti del M5S rappresenta il punto di partenza. A chi lo ascolta, nella vasta area commerciale del World Join Center di Milano, sembra di sentire un premier: e non solo perché lui lo è stato, ma perché a Palazzo Chigi è determinato a tornarci.
Al «mandato», ricevuto non solo dalla sua base, ma dai tanti che hanno partecipato al percorso di ascolto del Paese, «non si può sottrarre»: «Cambiare l'Italia nell'interesse di tutti». Dunque, dice lui, senza «ambizioni personali né di partito», ma neppure «senza cedere di un millimetro» sui temi identitari, a partire dal no alle armi. Pure se, a ben guardare, gli esiti del voto online raccontano altro: al primo posto, come priorità, c'è la salute, con tempi certi per le visite; all'ultimo, il diritto di voto per i sedicenni.
Nei panni di "candidato" premier, Giuseppe Conte non può che puntare dritto contro Giorgia Meloni: «Chi non ama l'Italia è a Palazzo Chigi». A dimostrarlo tre "firme" apposte in calce dalla premier in questi anni: dapprincipio al Patto di stabilità che «ha portato tagli a sanità e scuola»; poi, per l'aumento delle spese Nato fino al 5% del Pil e, ancora, la firma al patto di riarmo. Tre "errori clamorosi" che, da soli, insieme alla sospensione del bollo auto, bastano a Conte per affibbiarle il soprannome di «Cettina La Qualunque». Il tutto con buona pace di Pasquale Tridico, che proprio dalla leader Fdi si era visto dare questo soprannome dopo la proposta di introdurre la stessa esenzione per e vetture solo in Calabria.
L'agenda Conte per un governo «autenticamente progressista» parte, montalianamente "da ciò che non si vuole" e va stracciato: «Quando andremo al governo - promette - faremo tabula rasa». La lista è lunga e include «gli accordi militari e commerciali con il governo di Israele», e una serie di norme approvate dall'esecutivo di centrodestra: in pole, la legge che ha abrogato l'abuso d'ufficio e quella che «salva i politici della Corte dei Conti». E ancora, le misure che hanno limitato le intercettazioni e le varie leggi bavaglio.
Ne ha per il campo avversario Giuseppe Conte, ma anche per il suo, «dove molti errori sono stati commessi, e se non ripartiamo da qui non faremo passi in avanti». Il riferimento è a quella «terza via» che ha portato al «trionfo del Dio mercato», ponendo all'ultimo posto la giustizia sociale. Si cita Blair, ma non è difficile leggere tra le righe anche un pungolo rinvolto a Matteo Renzi, che di quella terza via si è fatto interprete. «Ora», rilancia Conte, gli «epigoni» dell'ex primo ministro inglese «siedono in Cda di grandi società e fanno affari in giro per il mondo». Anche per questo, sostiene, oggi «siamo costretti ad essere radicali» e a puntare a un «vero programma di sinistra». Radicalità che si estrinseca a partire dagli esteri e da quel 91,9% di voti favorevoli all'istanza che "continuare a inviare armi allontana la pace". Sull'Ucraina, il presidente M5S smina le accuse di filoputinismo rivolte al Movimento: «Noi non abbiamo nessun legame con chi aggredisce un Paese, ma nessuno ci può chiedere di proseguire inviando armi perché significa allontanare la pace». Non pago, in un climax crescente, ribadisce il concetto: «Non prendiamo soldi da nessuno, abbiamo l'onestà dentro».
Stesso spartito sul Medioriente, dove Conte si dice pronto anche a rivedere lo storico rapporto con Israele: «Giudichiamo Stati e governi da come si comportano e chi compie un genocidio non sarà mai nostro amico». Che fare una volta a Chigi? La ricetta passa dal riconoscimento dello Stato di Palestina, dalle sanzioni economiche e finanziarie a Netanyahu, e pure dalla battaglia in Ue affinché Israele venga privato dello status di partner privilegiato dell'Ue».
Se i dossier esteri ritornano a più riprese nelle parole di Conte, sono altre le proposte che si conquistano il podio da parte degli oltre 45mila votanti: quasi l'unanimità (99,7%) sceglie l'opzione che chiede tempi certi per le visite mediche. A seguire, con la stessa percentuale, la protezione per chi denuncia corruzione, il merito nelle nomine e la lotta al caporalato. Tra le istanze che scaldano "meno" i cuori dei partecipanti di Nova il diritto di voto dai 16 anni (52,4%), l'idea di un capitale di partenza per i più giovani (78,4%) e l'adozione delle coppie omogenitoriali (84,3%).
Occhio anche al pacchetto sicurezza e immigrazione per il quale Conte ha ribadito la necessità di un ministero per le politiche migratorie «in modo serio». Per portare avanti tutte le proposte, preannuncia Conte, «è pronto a mettersi contro tutti e fare sacrifici personali». Un avviso anche Beppe Grillo, oggi ospite di Pulp podcast, e determinato a mettere i bastoni tra ruote all'avvocato del popolo. Lui, intanto, alza il tiro: «Diranno che abbiamo tutti contro, ma dipende da noi».
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