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Conte sfida Schlein proprio sulla cosa che il Pd dà già per scontata


Schlein interviene. Conte risponde e sfida il Partito Democratico su un punto che al Nazareno si dà già per scontato: la leadership del centrosinistra spetta al primo partito della coalizione. 

Una conclusione logica per il centrodestra, ma non per il campo largo secondo il leader M5S che, ieri, parlando a “L'Aria che Tira” su La7, ha ribadito che la scelta del leader dovrà passare per le primarie. 

Le parole dell'ex premier sono arrivate mentre l'inchiostro sull'intervista sull'Espresso della segretaria Schlein stava ancora asciugando, rinnovando lo scontro a distanza tra i due leader dei due principali partiti del fronte progressista. 

La prossima settimana insieme a Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni dovranno incontrarsi per cominciare a scrivere il programma per le Politiche del 2027, obiettivo che Elly Schlein ha ribadito essere prioritario, anche rispetto alla scelta del leader. 

Conte non rinuncia alle primarie: "Non possiamo accettare questa regola" 

Nel campo largo non si riesce a non parlare di primarie.

Ieri, in una lunga intervista all'Espresso, la segretaria del Pd ha mandato un messaggio chiaro a Giuseppe Conte sull'ipotesi gazebo per la scelta del leader del centrosinistra. O chi prenderà un voto in più alle elezioni, o le primarie. 

Ma prima il programma. Potrebbe sembrare una dichiarazione di circostanza, ma ha due messaggi chiari: le primarie non sono l'unica opzione sul tavolo, e la linea del coalizione – soprattutto in politica estera - va decisa prima della scelta del leader e non delegata agli elettori come aveva suggerito il leader M5s.

La replica di Conte non si è fatta attendere.

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 È perfettamente legittima la pretesa del segretario del maggiore partito, il Pd, di poter aspirare a essere il candidato premier di tutta la coalizione. Però attenzione: se è la prima volta che andiamo in coalizione, non possiamo noi - e io immagino gli altri partiti - accettare che ci sia questa regola che dovrebbe essere applicata per la prima volta.”

Ha spiegato il leader M5S, ribadendo ancora una volta la posizione del suo partito: o primarie o niente.

Il suo ragionamento, poi, prosegue:

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“Siamo in un contesto completamente diverso rispetto, ad esempio, a quello del centrodestra che da anni va in coalizione e ha formalizzato questa regola che consente alternativamente, per una serie di vasi comunicanti che cresce e va giù, un'alternanza anche all'interno tra i partiti per quanto riguarda la premiership. Da noi invece no, si va per la prima volta.

Insomma, chi al Nazareno ha dato per scontato che alle fine l'ex premier avrebbe finito con il desistere e rinunciare alle primarie accettando la logica del “chi prende un voto in più”, è rimasto deluso.

Conte rassicura Schlein: "Se vince ci sarà la massima lealtà" 

Conte è intervenuto anche su una delle preoccupazioni principali intorno alle primarie, ovvero, che anziché unire intorno ad un leader diventino un elemento di divisione. Il rischio c'è, infatti, molti leader del centrosinistra hanno chiesto in queste settimane una sorta di patto d'onore agli eventuali sconfitti, ovvero, sostenere il vincitore chiunque sia.

Giuseppe Conte rassicura tutti: “per quanto mi riguarda non saranno divisive”.

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“Per cui, se dovesse vincere Elly Schlein, ci sarà la massima lealtà da parte del Movimento 5 Stelle e da parte mia. Io sono al servizio di un progetto, non delle mie ambizioni personali.”

E ancora:

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“Io ho detto una cosa in più e la confermo: proprio perché non stiamo scegliendo dei leader di partito in prospettiva, ma dei leader di coalizione, mettiamo da parte la logica di partito: se qualcuno del Movimento 5 Stelle dovesse ritenere che Elly Schlein è assolutamente più idonea di me, più qualificata, più competitiva per quanto riguarda la premiership, può sicuramente indicare Elly Schlein, nessuna offesa da parte mia. 

Il punto dello scontro, quindi, non è se Schlein possa guidare il centrosinistra, ma chi debba decidere se sarà lei a farlo: il partito più grande o gli elettori della coalizione. Conte, almeno per ora, non sembra intenzionato a concedere al Pd quella certezza che al Nazareno danno già per acquisita.