Se il risultato della sfida lo decidesse l'applausometro, il verdetto (considerato pure che era l'unico dei tre che non giocava in casa) alla fine potrebbe essere un pareggio. Giuseppe Conte incassa battimani alla festa dell'Unità di Genova, lo stesso palco su cui due sere fa era salita la sindaca Silvia Salis preceduta martedì da Elly Schlein. Ossia i tre volti più accreditati per la leadership del campo progressista, anche se la prima cittadina della Lanterna non fa che ripetere che non è quella la sua intenzione. Ma forse è ancora presto, per scoprire tutte le carte.
Chi di certo è in campo è il presidente Cinquestelle. Accolto a Genova dalla sindaca che lo accompagna a piedi fino al palco e poi rimane ad ascoltarlo. Tanti i temi sul tappeto: i 1.400 giorni di governo Meloni, le ombre russe sull'Europa, il nodo delle primarie da affrontare, dice Conte, come tra «compagni di viaggio con cui fare squadra». L'ex premier non si sottrae. «Questo governo si appresta ad autocelebrare quattro anni di governo e zero riforme», affonda, mentre gli italiani fanno i conti con «inflazione, caro bollette, carburanti alle stelle e buste paga troppo leggere». Dalla premier insomma solo «tasse e propaganda», va all'attacco.
Lo stesso spartito suonato nel pomeriggio da Schlein: «Meloni si è chiusa nel palazzo, non ascolta il Paese. Ma mentre lei festeggia l'Italia no, l'economia è ferma, la crescita a zero». Lo accusano dimettere il desiderio di tornare a Palazzo Chigi davanti al successo del centrosinistra. L'avvocato pentastellato non ci sta: «Sono concentrato sulla costruzione dell'alternativa. Il campo largo io lo innaffio ogni giorno, non facendo della mia ambizione personale un motivo di condizionamento per la solidità del progetto». Rilancia la legge sul conflitto di interessi («o fai politica o fai affari»), condanna il "Melonellum" «supertruffa, noi siamo per le preferenze vere». E rispedisce al mittente l'immagine di una coalizione divisa sulla politica estera: «Siamo molto più convergenti del governo. Con una differenza: ci batteremo per una prospettiva di pace»).
Su Kiev e Mosca però i toni restano distanti, soprattutto da quelli di riformisti e centristi: «Ho sempre detto che non c'è concretamente una minaccia della Russia di invadere l'Europa», ribadisce Conte, mentre «per le guerre ibride è un altro discorso». Pronto a inaugurare da Genova un tour piuttosto nutrito tra le feste dem, per parlare a quel popolo del Pd che (dicono i sondaggi) lo apprezza più di quanto i pentastellati non facciano con Schlein. Ed è un consenso che potrebbe tornare utile, in vista del gazebo. Ecco allora domani l'ex premier sarà a Bologna, domenica alla festa dei giovani dem di Pesaro. Sabato 12 invece, la sera prima del gran finale con il comizio della segretaria, lo aspetta il palco della Festa nazionale di Reggio. Con Conte ci sarà Pierluigi Bersani, che intanto si affretta a togliersi i galloni di possibile di garante o federatore del campo largo che più d'uno aveva provato ad appuntargli al petto: «Non ci penso proprio a fare il leader», chiude la porta l'ex segretario del Nazareno.
Quello di cui ormai si sono convinti in molti, nel centrosinistra, è che più passa il tempo, più la corsa ai gazebo appare come l'unica soluzione per sciogliere il nodo - intricatissimo - della leadership. Lo dice Conte: «Non vedo ormai altre soluzioni». E pure Matteo Renzi ne è convinto: per il frontman di Italia viva le primarie a questo punto sono «ineliminabili». Bisogna solo decidere una data. «Dovranno mettersi d'accordo sulle regole, si chiuderanno Taruffi e Taverna in una stanza e le metteranno a posto». Ottimista, il "Kraken" (così lo hanno ribattezzato i social) che «se non si suicida, al prossimo giro vince il centrosinistra». Purché i riformisti facciano la loro parte. E proprio in questa direzione potrebbe andare l'impegno di Salis, con i rumors che suggeriscono come l'altra sera a Genova Schlein avrebbe "offerto" alla sindaca la guida della galassia riformista ancora da costruire. Un'ipotesi che Salis aveva già rimandato al mittente in passato, ma chissà. Il tempo (e il libro in uscita a ottobre con annesso tour di presentazione in tutta Italia) potrebbero giocare a favore di questo scenario.
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