Lo stigma è lo stesso, ma le patologie non lo sono: i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione e l’obesità sono condizioni cliniche distinte, con cause, trattamenti e vissuti diversi, eppure vengono spesso lette attraverso lo stesso pregiudizio, che finisce per ritardare diagnosi e cura.
Il giudizio sul corpo diventa anche un ostacolo alla salute. Non è infatti solo un fatto culturale: il timore di essere giudicati, anche negli ambienti sanitari, porta molte persone a evitare di chiedere aiuto, con il rischio di aggravare la propria condizione.
La magrezza - evidenzia uno dei pannelli della campagna digitale di sensibilizzazione 'Apparenze. Non confondere ciò che vedi in ciò che vivo', realizzata dalla no profit Animenta con il contributo non condizionato di Lilly - non è mai stata solo estetica: è sempre stata potere, controllo, valore e la nostra società continua a vederla come obiettivo.
C'è una consapevolezza urgente: i pregiudizi legati all’aspetto fisico continuano a condizionare la vita di milioni di persone, spesso in modo invisibile. Lo stigma e il pregiudizio contribuiscono in modo effettivo al ritardo nell’accesso alle cure per chi soffre di disturbi alimentari e obesità, allo stesso modo negli ambienti sanitari stessi lo stigma rappresenta una barriera significativa: il timore di essere giudicati o ricevere un trattamento inadeguato porta molte persone a evitare di cercare aiuto, ritardando la diagnosi e peggiorando la gravità dello stato di salute del paziente (fonte Congresso Nazionale AIDAP sulla conoscenza e sul trattamento dei disturbi dell'alimentazione e dell'obesità, 2024).
In un contesto culturale che tende a giudicare la salute da ciò che appare, il peso, la forma del corpo, l’abbigliamento, ci sono complessità di storie che vengono troppo spesso semplificate o fraintese.
Corpi diversi, storie diverse: abbattere i pregiudizi
Uno degli obiettivi centrali è far luce sulle differenze, spesso ignorate o confuse nell’immaginario collettivo, tra i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione e l’obesità. Si tratta di condizioni clinicamente distinte, con cause, trattamenti e vissuti profondamente diversi, che vengono però accomunate dallo stesso stigma. Questa confusione ha conseguenze reali: ritarda le diagnosi, alimenta la vergogna, scoraggia le persone dal chiedere aiuto.
I disturbi alimentari (o disturbi del comportamento alimentare, DCA) sono condizioni psichiatriche caratterizzate da un’alterazione persistente delle abitudini alimentari e da un’eccessiva preoccupazione per il peso, la forma del corpo o il cibo, che compromettono in modo significativo la salute fisica e il funzionamento psicosociale della persona. Non si tratta di “mode” o scelte comportamentali, ma di vere e proprie patologie con basi psicologiche, biologiche e sociali complesse, spesso associate ad altre condizioni come ansia, depressione o disturbo ossessivo-compulsivo.
L’Obesità è una malattia cronica, progressiva, non trasmissibile, recidivante, causata da una complessa rete di fattori, tra cui la genetica, fattori psicosociali e ambientali ed è definita come un eccessivo accumulo di grasso corporeo in relazione alla massa magra, in termini sia di quantità assoluta, sia di distribuzione in punti precisi del corpo.
Secondo i più recenti dati ISTAT, nel 2025 in Italia la quota di persone di 18 anni e più in eccesso di peso era pari al 46,4% , tra queste il 34,8% in sovrappeso e l’11,6% in condizione di obesità (5 milioni 750mila persone).
Il 1° ottobre 2025 è stata approvata la prima legge al mondo che riconosce l’obesità come malattia cronica. Attesa da tempo, rappresenta un deciso passo avanti storico per la salute pubblica, considerata l’allarmante crescita dei numeri e delle complicanze dell’obesità in Italia e nel mondo.
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