okayduckyachtclub.xyz

Cosa cambia per l'acqua San Pellegrino dopo l'accordo da 5 miliardi tra Nestlé e il fondo americano


Nuovo assetto societario per San Pellegrino. A ventotto anni dall'acquisizione da parte di Nestlé, il celebre marchio italiano dell'acqua minerale entra in una nuova fase industriale. Il colosso agroalimentare svizzero ha siglato nei giorni scorsi un accordo con la società di private equity americana Platinum Equity per la creazione di Peranel, una joint venture paritetica (50/50) destinata a raccogliere l'intero portafoglio globale delle acque e delle bevande premium del gruppo.

Tre miliardi di incasso per Nestlé

L'operazione valuta la nuova entità 4,9 miliardi di euro e consentirà a Nestlé un incasso stimato in circa 3 miliardi di euro al closing, previsto entro la prima metà del 2027 dopo il via libera delle autorità antitrust e la fase di consultazione sindacale. La nuova società, che avrà sede a Parigi e sarà guidata da Muriel Lienau - già al vertice della divisione acque di Nestlé -, conterà oltre 30 marchi commercializzati in 120 mercati globali, tra cui figure di spicco come Acqua Panna e la francese Perrier.

Che succede in Italia

Per la realtà industriale italiana non sono previsti stravolgimenti operativi. Dalla storica fondazione nel 1899 a San Pellegrino Terme (Bergamo) per iniziativa dell'avvocato Cesare Mazzoni, il legame con la Lombardia resta inalterato. L'azienda mantiene la produzione nei 5 stabilimenti italiani, occupando circa 1.400 dipendenti e registrando una produzione annuale che supera il miliardo di bottiglie destinate a 150 Paesi.

La strategia dei gruppi

L'operazione si inserisce nella riorganizzazione di Nestlé promossa dal ceo Philipp Navratil, orientata a focalizzare risorse e capitali sui core business a maggior rendimento - come caffè, petcare e nutrizione - concedendo maggiore autonomia operativa alle divisioni periferiche. Il contesto, infatti, è delineato dai ricavi in affanno e dalla contrazione dei volumi di vendita degli ultimi anni. È prevista una riduzione della forza lavoro di circa il 6% (16mila persone a livello globale) entro il 2027, con risparmi previsti per 3 mld di franchi svizzeri (3 mld di euro).

Dal canto suo, Platinum Equity porta in dote una consolidata specializzazione nelle operazioni di carve-out industriale (scindere e separare un ramo d'azienda). L'obiettivo dichiarato della joint venture è garantire a Peranel la flessibilità finanziaria necessaria per accelerare investimenti in “innovazione, riposizionamento premium e sostenibilità”, si legge in una nota.

Nell'intento dei manager, per il produttore bergamasco l'ingresso nella joint venture Peranel rappresenta l'opportunità di affrancarsi dalle logiche non propriamente agili di un maxi-colosso industriale per operare con la velocità e la reattività di una società interamente focalizzata sulle acque premium

La dote finanziaria e l'esperienza in rilanci operativi portate dal fondo Platinum Equity permetteranno al marchio italiano di “accelerare gli investimenti in innovazione di prodotto, sostenibilità e penetrazione nei mercati internazionali ad alta crescita”, valorizzando l'eccellenza del Made in Italy su una piattaforma globale autonoma e flessibile.