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'Esplosi di gioia dopo tre giorni di ricerche, ho chiesto scusa a chi ha perso figlio'
MILANO, 25 agosto 2026, 14:11
Redazione ANSA
- RIPRODUZIONE RISERVATA
"Erano rimaste tre famiglie in
cerca dei loro figli ma solo due ragazzi feriti ancora da
identificare, un maschio e una femmina, quindi uno per forza era
morto. Quando ci hanno detto che Leo era vivo, abbiamo
festeggiato ovviamente, ma in un'altra stanza vedevamo l'altra
famiglia. E io sono andato dal padre a chiedere scusa perché ho
gioito. La gioia ti fa esplodere però, nello stesso tempo, mi
sono immedesimato subito in lui perché se il mio è vivo, il tuo
non c'è più": così Gabriele Bove racconta all'ANSA il momento in
cui ha trovato il figlio Leonardo, rimasto gravemente ferito nel
rogo di Crans-Montana e identificato dopo tre giorni con il test
del Dna.
"Lo abbiamo trovato la sera del 3 gennaio alle 22.30 -
ricorda il padre del 16enne milanese - quando una donna
fantastica, cioè la console generale d'Italia a Ginevra
Nicoletta Piccirillo, assieme a un altro uomo fantastico cioè
l'ambasciatore italiano Gian Lorenzo Cornado, sono venuti a
dirci che Leonardo era vivo. Ma quel mattino, in realtà,
sembrava che Leo non ci fosse più, la console Piccirillo non
riusciva a guardarci in faccia perché per loro non era Leo".
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