okayduckyachtclub.xyz

Crans Montana, la nuova (difficile) vita dei ragazzi feriti: cure lente, amici e sport per sorridere


Kean ha 17 anni e oggi riesce a lavarsi i denti tenendo lo spazzolino con due dita. Sono le uniche della mano destra che riesce a muovere dopo l'incendio di Crans-Montana. La pelle porta ancora i segni profondi delle ustioni, le mani sono fasciate, ma lui prova piano piano a tornare alla normalità. O, forse, a costruirsene una nuova da zero. Così sui social si mostra mentre mangia, esce, prende il telefono. Tutto richiede più tempo, tutto è più difficile. Ma lo fa a casa. Per infilarsi le scarpe o per vestirsi ha ancora bisogno che qualcuno lo aiuti. Sono gesti semplici diventati piccoli traguardi e lui ha deciso di mostrarli, uno dopo l'altro. Nell'incendio del Constellation Kean ha riportato ustioni sul 45% del corpo. È rimasto sei mesi al Niguarda e nei giorni scorsi è tornato in ospedale per una nuova operazione alle mani. Il percorso è ancora lungo e lui non nasconde i momenti peggiori sui social. «Ci sono volte in cui pensi: basta, non ce la faccio più». Gli manca soprattutto il calcio. Prima di quella notte giocava, si allenava, correva. Adesso il campo è ancora lontano.

Il ritorno alla normalità

Sono passati quasi otto mesi dal rogo di Capodanno. L'inverno e la primavera questi ragazzi li hanno vissuti nelle stanze d'ospedale, tra terapie intensive, operazioni, medicazioni e riabilitazione. Questa è la loro prima estate fuori dall'incubo. E da una decina di giorni, per la prima volta, sono finalmente tutti a casa. L'ultima è stata Francesca Nota. Il 13 agosto, dopo 224 giorni e più di cinquanta interventi, ha lasciato il Centro ustioni del Niguarda di Milano. Ad aspettarla a casa un cartellone: «Sei tornata: evviva». Non appena messo piede nell'abitazione Francesca si è precipitata nella sua stanza. I genitori l'avevano sistemata durante la sua assenza, aggiungendo anche un piccolo angolo «relax» per farla stare comoda. Ha perso quattordici chili, dovrà proteggere la pelle dal sole di questa estate scottante e continuare ancora a lungo con le cure. Ma ha già mangiato il suo cibo preferito, il sushi, rivisto gli amici di sempre e provato a riprendersi un po'della vita di una ragazza della sua età. A cominciare da una cosa che per sette mesi ha potuto fare soltanto attraverso una finestra: «Vorrei tornare a vedere il cielo più che posso. Non più attraverso un vetro».

Anche Leonardo Bove, 17 anni, questa estate sta ricominciando dalle cose che faceva prima. Sabato sera era a San Siro, con papà Gabriele, per vedere la sua Inter. Dimesso a luglio dopo sei mesi e mezzo al Niguarda, era stato invitato dal club e a pochi posti da lui si è ritrovato il calciatore Curtis Jones. Prima dello stadio Leonardo era tornato anche dalla Scarioni, la squadra di cui era capitano. Non può ancora giocare, ma ha rimesso piede sul suo campo, ha rivisto i compagni. Lorenzo Riva e Giuseppe Giola, invece, questa estate hanno scelto di tornare proprio dove tutto si era fermato: a Crans-Montana. «Mamma, vado, ma se ci sono i miei amici», aveva detto Lorenzo, nonostante i polmoni ancora compromessi dai fumi respirati quella notte. Ma a Crans voleva tornare, rivedere quelle strade e soprattutto fermarsi davanti al locale dei Moretti, dove con Giuseppe ha portato dei fiori per gli amici scomparsi. Crans era il luogo delle loro vacanze prima di diventare quello della strage. Tornarci, questa estate, è stato il loro modo di ricominciare.

© RIPRODUZIONE RISERVATA