A Crevan si arriva in barca. Per chi preferisce, c’è anche un eliporto. Non ci sono ponti a collegarla alla terraferma: è un mondo a sé nel paesaggio rarefatto della Laguna di Venezia. Un paradiso di 5.700 metri quadrati all’estremità sudorientale della palude di Burano, poco più di sette chilometri da piazza San Marco. Dalle sue rive si vede il borgo dei merletti, Murano, Torcello e, più lontana, la Serenissima. Nel porticciolo è ancora ormeggiato un trabaccolo del 1898, mentre tutt’intorno le barene accompagnano il canale verso Sant’Erasmo. Al centro, il vecchio fortino militare è diventato una villa di 215 mq con quattro camere e tre bagni. Un sogno. Un sogno che per qualcuno potrebbe diventare realtà. L’isola è infatti comparsa nel catalogo della Lionard Luxury Real Estate: 5,5 milioni, quattro in meno rispetto al 2014, quando Crevan era stata messa sul mercato per 9,5 milioni. Tra i proprietari che si sono succeduti il nome più conosciuto è quello di Giorgio Panto, imprenditore degli infissi, editore televisivo e protagonista della politica del Nord-Est. La acquistò nel 2000 dalla famiglia veronese Poli, che la possedeva da circa trent’anni, pagando due miliardi di lire e investendo una cifra analoga nel recupero del forte. Sei anni dopo Panto morì in un incidente involo: il suo elicottero era decollato proprio da Crevan diretto a Venezia. Ma la storia di Crevan ha origini ben più antiche che risalgono all’inizio dell’Ottocento, quando la Laguna divenne parte del sistema difensivo napoleonico. Tra il 1832 e il 1842 sull’isola venne costruito il ridotto militare ancora oggi esistente, successivamente rafforzato dagli austriaci con nuove opere difensive.

Nel 1866, con l’annessione del Veneto, Crevan passò al Regno d’Italia. Finita la funzione militare, il fortino restò inutilizzato fino a quando, nel secolo scorso, l’edificio e le sue pertinenze vennero destinati a uso residenziale con restauri che hanno mantenuto l’impianto originario della costruzione e hanno riguardato anche l’isola: argini e contrafforti perimetrali sono stati ricostruiti e il terreno rialzato per difenderlo dall’acqua. Attorno alla casa sono nati orti e giardini. Le norme urbanistiche, secondo l’agenzia che cura la vendita, consentirebbero inoltre un ampliamento del complesso residenziale. E qui si arriva al punto. Ogni volta che una delle isole minori della Laguna cambia proprietario o destinazione riaffiora a Venezia una questione che dura da decenni: che cosa fare di luoghi segnati dall’abbandono, con edifici storici costosissimi da restaurare, senza trasformarli tutti in alberghi e resort.

Crevan però è proprietà privata da molto tempo e viene venduta come residenza. Altrove, però, il recupero è coinciso con una trasformazione molto più radicale. San Clemente, prima convento e poi sede ospedaliera, ospita oggi un albergo di lusso. A Sacca Sessola, dove per decenni funzionò un grande ospedale pneumologico, è nato il JW Marriott Venice Resort. E perfino il nome dell’isola è finito al centro di uno scontro. Nel 2017 cittadini e associazioni protestarono dopo che sulle mappe di Google Sacca Sessola era diventata “Isola delle Rose”, denominazione utilizzata nella promozione turistica. La mobilitazione ottenne il ripristino del toponimo storico. La battaglia più lunga è stata però quella per Poveglia. Quando nel 2014 il Demanio tentò di affidarla con una concessione di lunghissima durata, un gruppo di veneziani raccolse fondi e costituì l’associazione Poveglia per tutti per impedire che l’isola finisse nelle mani di un investitore privato. Il contenzioso è durato più di dieci anni. Nel 2025 il Demanio ha affidato all’associazione per sei anni la porzione settentrionale, dove dovrebbe nascere un parco urbano lagunare aperto ai cittadini e dedicato anche alla tutela della biodiversità. Resta invece da decidere il futuro del resto dell’isola, per il quale l’Agenzia continua a prevedere il coinvolgimento di soggetti pubblici e privati. E la stessa discussione si è riaperta questa estate a Ca’ Roman, all’estremità meridionale di Pellestrina. Nell’area dell’ex colonia marina è previsto un progetto da 77 unità abitative turistiche, a pochi passi dall’oasi naturalistica gestita dalla Lipu. Una petizione contraria all’intervento ha superato le 40 mila firme e anche il Wwf veneziano ha sollevato dubbi sulle conseguenze per un ecosistema particolarmente delicato. La società Ca’ Roman srl respinge l’accusa di speculazione: parla di un investimento da circa 40 milioni di euro e sostiene che il volume delle nuove costruzioni sarà leggermente inferiore a quello degli edifici abbandonati destinati alla demolizione. Il problema è tutto qui: recuperare edifici che a corto di investimenti sono destinati a degradarsi senza consegnare ogni isola della Laguna al turismo di lusso. Crevan fa storia a sé, perché è privata da decenni e continuerà a esserlo. Per questa volta, dunque, non c’è una battaglia da combattere né un’isola da sottrarre agli investitori. C’è soltanto da trovare qualcuno disposto a spendere 5,5 milioni per comprarsela tutta e diventarne il prossimo abitante.
