TRENTO. “Il minimo vitale non può diventare un minimo per l’acqua”. La Federazione Pescatori Trentini esprime forte preoccupazione e profondo disappunto in merito alla deliberazione della Giunta provinciale dello scorso 7 agosto, con la quale, a fronte dell’attuale situazione di carenza idrica, viene introdotto un regime temporaneo di rimodulazione del deflusso minimo vitale per le derivazioni a scopo irriguo dei Consorzi di bonifica e dei Consorzi di miglioramento fondiario.
Consapevoli della particolare situazione di siccità che sta interessando anche il Trentino, spiegano i pescatori, e comprendendo la necessità di sostenere le produzioni agricole in una situazione di emergenza, “si ritiene però indispensabile che ogni intervento venga adottato mantenendo al centro la tutela complessiva della risorsa acqua, degli ecosistemi fluviali e della biodiversità”.
Il primo elemento che preoccupa la Federazione riguarda la stessa funzione del deflusso minimo vitale. Il termine “minimo vitale” non è casuale: indica il livello minimo di deflusso che deve essere garantito nel corso d’acqua affinché possano essere mantenute le condizioni indispensabili alla vita dell’ecosistema fluviale. La stessa deliberazione provinciale riconosce la necessità che, anche in presenza della riduzione, venga mantenuto un flusso sufficiente alla sopravvivenza della fauna ittica.
“Se il deflusso minimo vitale rappresenta il minimo necessario a mantenere la vita nel corso d’acqua, quanto può essere ulteriormente ridotto prima che quel 'minimo' smetta di essere realmente vitale?" si chiedono i pescatori. La deliberazione consente infatti, in determinate condizioni, di ridurre il rilascio sino a valori pari a 0,5 litri al secondo per ogni chilometro quadrato di bacino imbrifero, oppure a 1 litro al secondo per chilometro quadrato in presenza di derivazioni di soccorso, "arrivando per le sorgenti rispettivamente al 5% o al 10% della portata istantanea” affermano i pescatori. “Non può essere sufficiente – continuano - affermare che tali valori consentano genericamente la 'sopravvivenza' della fauna ittica”.
La tutela di un fiume, spiega in una nota l'associazione, non può essere ridotta alla semplice sopravvivenza di alcuni organismi: un corso d’acqua è un ecosistema complesso, nel quale acqua, temperatura, ossigenazione, habitat, disponibilità alimentare, riproduzione e continuità ecologica sono elementi strettamente collegati.
La Federazione ritiene che la risposta alla crisi idrica non possa essere individuata prioritariamente nella riduzione dell’acqua lasciata nei corsi d’acqua. Occorre prima intervenire sulla domanda di acqua, chiedendo uno sforzo a tutti i soggetti che utilizzano la risorsa. Per questo la Federazione propone di aprire immediatamente un confronto per individuare misure concrete di razionalizzazione dei consumi.
In agricoltura “è necessario promuovere e, nei periodi di maggiore criticità, rendere effettiva una gestione estremamente razionale dell’acqua destinata all'irrigazione”, attraverso un utilizzo prioritario di sistemi irrigui ad alta efficienza, come l'irrigazione a goccia; eliminazione o riduzione delle perdite nelle reti e nei sistemi di distribuzione; il controllo delle portate effettivamente utilizzate e dei tempi di irrigazione; l'irrigazione nelle fasce orarie meno soggette all'evaporazione; l'utilizzo di sistemi di monitoraggio dell'umidità del terreno e del reale fabbisogno delle colture; il divieto di irrigazioni non necessarie o eccedenti il reale fabbisogno delle colture; la progressiva introduzione di sistemi di accumulo e riutilizzo delle acque compatibili con gli usi irrigui e la verifica puntuale di tutte le concessioni e dei quantitativi effettivamente utilizzati.
“Uno sforzo deve essere chiesto a tutti gli utilizzatori” spiegano i pescatori, “la crisi idrica riguarda l'intera collettività e pertanto anche il risparmio deve riguardare tutti gli utilizzatori della risorsa. Non si può chiedere al torrente di sopportare il sacrificio mentre continuiamo a sprecare acqua altrove. Agricoltura e ambiente non devono essere messi in contrapposizione”.
La questione non deve essere posta nei termini “acqua all'agricoltura oppure acqua ai fiumi”. La vera sfida è utilizzare meglio l'acqua disponibile, evitando sprechi e inefficienze e garantendo contemporaneamente la sopravvivenza e la funzionalità degli ecosistemi.
La Federazione Pescatori Trentini chiede alla Provincia Autonoma di Trento di “adottare un approccio realmente equilibrato alla gestione della crisi idrica, nel quale la riduzione del deflusso minimo vitale rappresenti, eventualmente, l'ultima misura da adottare e non la prima risposta all'emergenza”.
“Il 'minimo vitale' deve continuare a essere davvero vitale. Perché un fiume non è semplicemente acqua che scorre: è un ecosistema vivo, un patrimonio naturale e una riserva di biodiversità che appartiene a tutta la comunità” concludono i pescatori.
QUI IL TESTO COMPLETO DELL'ASSOCIAZIONE PESCATORI TRENTINI